Vicenza, maxi-spesa per ricorsi migranti

È una spesa di milioni di euro quella sostenuta dallo Stato per i ricorsi dei migranti che si vedono negare lo status di rifugiato politico. Le domande di asilo politico, protezione sussidiaria e permesso umanitario vengono depositate dagli assistenti dei migranti ad una commissione, che nel caso di Vicenza e provincia, ha sede a Verona. Come riporta il Giornale di Vicenza, in questi ultimi mesi quattro quinti dei 543 profughi destinati alla città hanno chiesto di restare ma finora la commissione ha accolto solo il 30 per cento delle richieste pervenute, bocciando le altre. In caso di rifiuto, secondo la legge italiana, ciascun migrante ha facoltà di presentare ricorso al giudice di pace di Verona. Ad assisterlo è un avvocato, la cui pratica può arrivare a costare fino a 2 mila euro rimborsati dallo Stato in quanto i profughi non hanno alcun reddito. Dal Vicentino, nell’ultimo periodo, sarebbero un centinaio i ricorsi presentati.

Per valutare il riconoscimento dello status di rifugiato, l’iter prevede la possibilità di arrivare fino al terzo grado di giudizio con un allungamento inevitabile dei tempi processuali che consentono al migrante di restare in Italia in modo legittimo in attesa della sentenza definitiva. Si prefigura quindi per il migrante un limbo, che pur garantendo di evitare l’espulsione, non assicura il diritto continuativo a vitto e alloggio. Se prima quindi i profughi una volta arrivati sul suolo italiano cercavano immediatamente di raggiungere altri paesi europei, ora quasi tutti rimangono in attesa di avere un documento.

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