Luigi Veronelli, inventore critica enogastronomica in Italia

Le sue guide ai ristoranti e ai vini hanno fatto scuola. Veronelli non solo classificava i ristoranti ma li premiava con il “sole” e il “cuore” per i piatti che lo avevano affascinato. Grande protagonista della nostra cultura gastronomica, un vero maestro a cui, molto opportunamente, EXPO 2015 dedicherà la mostra “Camminare la terra”.

Precursore e maestro di tutti i gastronomi e gli appassionati di vini e di cucina italiani, ricordiamo anche noi, in tempo di Expo, Luigi Veronelli, Gino per gli amici, trascorsi già dieci anni dalla sua scomparsa (è morto nella sua Bergamo il 29 novembre del 2004). Negli anni 60 era apparso in televisione per la prima volta nella trasmissione “A tavola alle 7”, nata nel 1966 e condotta da Umberto Orsini, poi con la spumeggiante Delia Scala e infine, a seguito della sua malattia, con Ave Ninchi. Grandissima trasmissione, di notevole successo, una vera novità dopo il mitico, ma lento e noioso “Viaggio lungo la valle del Po, alla ricerca di cibi genuini”, di Mario Soldati.

Nato a Milano nel 1926, Gino Veronelli è stato per quasi 50 anni il critico enogastronomico per eccellenza. Uomo di battaglie, libertario, colto, curioso, polemico, di grandi intuizioni, ideò le “Denominazioni Comunali dei giacimenti gastronomici”. L’autocertificazione attraverso le “De.Co” è diventata una missione che il nostro instancabile Vladimiro Riva ha preso a cuore, assieme ad un gruppo di audaci e ammirevoli seguaci, per creare una mappa da Vicenza e dal Veneto fino alle regioni del Sud. I tempi sono cambiati, l’indigestione di Dop, Docg, Igp, Presidi Slowfood, l’azzuffata di trasmissioni con lo Chef e senza lo chef, col dietologo e il nutrizionista rendono complicata ogni nuova iniziativa. L’arma vincente può essere solamente, per Paolo Massobrio con Vladimiro Riva, la matrice unica ed inimitabile di questa iniziativa che si chiama Luigi Veronelli.

Fu Gino a coniare un lessico particolare che fece scuola e dura nel tempo: “vino da meditazione”, “bocca piena e calda”, “rosso dialettico”. Decisivo fu l’incontro con Luigi Carnacina, maître e direttore dei più importanti alberghi e ristoranti dell’epoca: nacque una lunga collaborazione che porterà alla pubblicazione di ricettari di grande successo (La grande cucina, Mangiare e bere all’italiana, La cucina rustica regionale). Con Gianni Brera scrisse “La Pacciada”. Editore e scrittore polemico contro la grande industria fu sempre a fianco dei vignaioli e degli artigiani.E noi riconoscenti “cammineremo la terra” pensando con lui che “la vita è troppo breve per bere vini cattivi” .

Tags: