Sbrollini (Pd): «Con Variati andava meglio»

La deputata vicentina mette in fila gli errori del suo partito nella campagna persa contro Zaia

Tempo di autocritica per il Partito Democratico veneto. Prova a fare un primissimo bilancio la deputata Daniela Sbrollini, vicentina come la Moretti. Non ci va giù di poesia (la sua passione, oltre la politica) ma di prosa, mettendo il dito in qualche piaga. Quando si raccoglie il peggior risultato della storia elettorale, in pratica si è sbagliato tutto o quasi.

Cosa avete sbagliato, di preciso?
Non voglio fare polemica sui giornali all’indomani del voto. La sede giusta dove ci confronteremo è quella del partito. Mi limito a dire che è stata una sconfitta netta. Non siamo mai andati male come questa volta, quindi servirà una profonda riflessione politica, oltre a una grande lucidità nell’analizzare i dati.

Con l’eccezione della Liguria dove correva diviso e del Veneto, in tutta Italia il Pd di Renzi ha mantenuto il 40%. Insisto: é stata sbagliata la scelta del candidato?
Non me la sento di attaccare nessuno, non sarebbe giusto per rispetto nei confronti di chi ci ha messo la faccia, però bisognerà discutere anche dei criteri con cui selezioniamo la classe dirigente e come facciamo le primarie.

Con Variati al posto della Moretti sarebbe andata diversamente?
Certamente era una candidatura che molti di noi ritenevano più giusta. Variati aveva un profilo di amministratore, di persona che conosce bene la regione e che ha già lavorato come consigliere regionale. Quindi sicuramente aveva più competenza. Poi invece con le primarie le cose sono andate come sappiamo. Tuttavia non è stato solo un problema di scelta di candidato. È andato male il partito.

In effetti, l’astensione ha colpito tutte le forze politiche, ma ha finito col premiare Zaia. Cos’è che non ha funzionato?
Chiaramente non si può avere ancora il quadro completo, ma da quello che ho potuto vedere finora, l’astensionismo ci ha danneggiato molto. Inoltre, Flavio Tosi non ha portato via voti a Zaia, ma al nostro schieramento, perché ha intercettato meglio di noi il voto moderato. Quindi, da una parte non abbiamo raccolto il voto della sinistra, dall’altro non abbiamo saputo intercettare i moderati.

Forse a sinistra c’è stato un rigetto verso una campagna elettorale troppo “renzista”?
Io ho notato l’assenza di alcuni temi cruciali, per esempio quello dell’ambiente, che secondo me non è stato affrontato a sufficienza. Sarà che in passato me ne sono occupata, ma per me è un tema fondamentale, insieme alla sanità. Su questo siamo stati molto tiepidi, specie rispetto a certe cose che sono avvenute nella regione. Invece, anche qui si è scelta una strategia dal mio punto di vista discutibile.

Lo sa vero che la danno come papabile alle primarie di centrosinistra per il candidato sindaco di Vicenza nel 2018?
Mi è giunta voce. Però io non ci penso minimamente. Penso a fare il mio lavoro in parlamento e spero di poter continuare a lavorare bene per i prossimi tre anni.

Quindi è un no categorico?
Assolutamente. Quello che farò sarà dare una mano per scegliere la figura migliore, questo sì. Perché è la mia città e dopo Variati serve un candidato, anzi di più, serve un gruppo di persone da far crescere per poter governare. Questo è l’altro errore del centro-sinistra in questi anni: non formare una classe politica a livello regionale.

Ha già in mente già qualche nome?
Non me la sento di fare nomi, perché li brucerei. Manca ancora tanto tempo e può succedere davvero di tutto. Di certo ci sono alcuni giovani che tra qualche anno potrebbero essere pronti.

Forse un altro errore di queste elezioni è stata la proprio la fretta nell’organizzazione, non crede?
Quello sicuramente: non si può improvvisare a pochi mesi da una competizione così importante se si vuole vincere. Evidentemente in questi anni, nonostante il buon lavoro svolto in Consiglio Regionale, non siamo stati in grado di creare un gruppo dirigente abbastanza forte da proporre una candidatura alternativa a Zaia. E questo per me è motivo di grande riflessione.

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