Ex Cotorossi, la leggenda della variante “migliorativa”

23 consiglieri comunale che votarono sì nel 2009 messi in mora per danno erariale: la buona fede non basta

Che sia maledetto quel 26 novembre di sei anni fa. Correva l’anno 2009 e la maggioranza di centrosinistra a Vicenza approvava la variante al Piruea Cotorossi del 2004 – targato centrodestra – che ha trasformato l’area dello storico cotonificio dismesso nell’attuale complesso del nuovo tribunale e di Borgo Berga (non ancora ultimato). Dopo cinque anni quasi esatti, il 21 novembre, ai 23 consiglieri comunali che votarono a favore piomba nella cassetta delle lettera una missiva dal titolo terrorizzante: “Costituzione in mora – Riqualificazione urbanistica, edilizia e ambientale ex Area Cotorossi – anomalie e violazioni”. Due giorni prima la Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale per il Veneto della Corte dei Conti aveva notificato al Comune berico la richiesta danni per chi aveva votato sì a quella delibera e alla convenzione del 2010. Accusa: hanno fatto perdere soldi all’ente pubblico. A vantaggio del privato, ha aggiunto di recente il capo della Procura di Vicenza, Antonino Cappelleri, ipotizzando il reato d’abuso d’ufficio per il direttore generale del Comune (e dirigente del dipartimento urbanistica) Antonio Bortoli, che sulla base di quella variante avrebbe rilasciato permessi illegittimi del valore di 11 milioni di euro.

BUONA FEDE?
Entrata in vigore la prescrizione per i colleghi di centrodestra che nel biennio 2003-2004 diedero luce verde al piano originario, la Corte dei Conti bussa alla porta di chi la tenne accesa sia pur dall’opposto versante politico. I 23 favorevoli, specialmente chi non ha un’adeguata assicurazione, hanno una strizza incredibile. Il presidente del consiglio comunale, Federico Formisano (nella foto), anche lui in mora, ha cercato di rassicurare gli animi. C’è chi invoca l’argomento, umanamente comprensibile ma giuridicamente poco incisivo, della buona fede, o peggio ancora della fiducia riposta negli uffici tecnici e nella giunta. C’é chi scalpita per riunirsi e fare maggiore chiarezza. Tutti, più o meno, si difendono considerando migliorativa la soluzione 2009 rispetto al 2004 – vedremo che é così solo parzialmente e insufficientemente. E’ scattata l’ora del redde rationem: panico fra i borgoberghisti.

“NOVAZIONE”
Purtroppo per loro, le buone intenzioni non bastano. Benché nel 2009 all’orizzonte non vi fosse alcuna inchiesta giudiziaria, ad un consigliere comunale abituato a documentarsi prima di pigiare il bottone in aula qualche grosso dubbio poteva, e doveva, venire. Innanzitutto, sgombriamo il campo da un equivoco di fondo: come ha scritto anche l’Autorità Anti-Corruzione elencando le ombre dell’operazione (fra cui, macroscopica, l’assenza di una gara d’appalto), la variante di Variati & C si configura come una “novazione” rispetto al Piruea 2004. Cioé è proprio un altro accordo, almeno dal punto di vista formale, che è sostanziale. Per legge, un piano attuativo ha la durata di 10 anni. Oggi, sarebbe scaduto. Il centrosinistra gli ha regalato qualche anno di vita in più piuttosto in anticipo sui tempi. Migliorandolo, come sostiene la vulgata del Pd e compagni? Molto poco. Troppo poco. I cinque punti in cui, nella delibera, venivano sintetizzate le modifiche, stringi stringi si riducono, nel concreto e in positivo, ad un riassetto della viabilità, un taglio del 20% della destinazione d’uso commerciale, un percorso ciclo-pedonale, un aumento dei parcheggi. Ma – dice – soprattutto è stata ridimensionata la volumetria, cioé l’impatto.

A TUTTO VOLUME
Come hanno osservato Legambiente e il Comitato anti-abusi nel loro esposto (che ha poi generato l’indagine della magistratura), il volume originario è già sballato di suo, perché non tiene conto delle prescrizioni della Regione sull’obbligo, stabilito dalla Sovrintendenza, di preservare la ciminiera e l’archeologia industriale dell’ex fabbrica. Un obbligo che nel 2009 era già stato violato, visto che quattro anni prima le ruspe ci erano passate sopra. Nel 2009 si sarebbe dovuto chiedere un nuovo parere alla Sovrintendenza, cosa che non avvenne. Fatto sta che la volumetria aumentò, secondo le tesi dell’accusa, indebitamente, perché incluse una superficie che non avrebbe dovuto essere inclusa. L’esposto inoltre fa riferimento al “grave comportamento dei funzionari comunali”, che avrebbero dato per buona la versione del privato, la Sviluppo Cotorossi (Maltauro e Codelfa) secondo cui i volumi e le altezze “sono state conteggiate con riferimento esplicito alla quota di piazzale Fraccon” a 40 metri sopra il livello del mare, quando invece secondo la Carta Regionale è 1,3 metri più bassa. Secondo elemento: sia nel 2003-2004 che nel 2009, mancano all’appello una verifica di compatibilità idrogeologica e un prontuario di mitigazione ambientale. Tre: assenti la Vas (Valutazione Ambientale Strategica) e la Vinca (Valutazione d’Incidenza Ambientale).

PAGA PANTALONE
Quattro: scomputo del contributo del costo di costruzione. I difensori della variante dicono il vero, quando affermano che le opere di urbanizzazione (i servizi, messi a carico del privato che costruisce) sono passate dal valore di 9 a quello di 12 milioni di euro. Questa cifra viene scomputata dagli oneri di urbanizzazione (la “tassa” che il privato paga al Comune per costruire) e dal contributo dal costo di costruzione (4 milioni e 700 mila euro). Lo scomputo per quest’ultimo é però illegittimo (DPR 380/2001), e sommato a quello per gli oneri, “fa sì che le opere di urbanizzazione pagate con soldi pubblici superino abbondantemente la soglia comunitaria”. Di qui il danno erariale. Ri-dice il nostro consigliere messo in mora: ma come potevo sapere, io? Ribatte il cittadino: ti ho eletto apposta per sapere e decidere con cognizione di causa, all’insegna del motto di comune buonsenso “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Se devono riunirsi, i 23 di quel fatidico 26 novembre 2009, lo facciano mettendosi attorno ad un tavolo al cui centro dovrebbe stare l’architetto Antonio Bortoli, che pose la sua firma tecnica alla convenzione del 2010.

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