Il mistero dell’Anonimo aforista

Un autore di spietate e spassose sentenze si aggira in Veneto. Senza volto e senza nome

Intermezzo letterario, giusto per disintossicarsi un attimo dall’alienante tran tran della cronaca. Nella buca delle lettere al giornale, senza busta, con un post-it che specificava ch’era indirizzato al sottoscritto, ho ricevuto un libro di 186 pagine, rilegato e copertinato. Ma con un autore e un editore che non esistono. O meglio: io non ne ho trovato traccia. Il titolo è curioso: “Zolfanelli, Nequizie e Turpitudini”, con una foto di tre bulloni in un triangolo di metallo. Sopra, c’è scritto “Il Burgravio” (nel Medioevo, era più o meno un visconte). Sul retro, letterale: “Per un mondo più ingiusto – Riedizioni”, anno “2014”. Nessuna prefazione, nessuna introduzione, nessuna indicazione di centro stampa o altro. Un produzione propria. Ma di chi?

Chi è il misterioso scrittore che ha fatto dono a Vvox di un’opera che ho divorato in due giorni, trovandola geniale? Non si sa. Ha scelto l’anonimato. Ma ne voglio parlare per senso, per così dire, di giustizia: citando l’Anonimo, troverei profondamente ingiusto non segnalare una raccolta di aforismi acuminati, taglienti, feroci, divertenti, anzi che dico?, spassosi. Una spremuta di intelletto e viscere condita di intelligenza corrosiva. Ve ne dò più di un assaggio, perché il banchetto di sentenze merita una scorpacciata.

Aristocratico: “Chi è profondo può annegare solo in superficie”. Saggio: “Penso alla morte finché sono in tempo”. Lirico: “Il mare è uno di quei momenti che possono rivelare la tua valorosa inettitudine in futili questioni quali la vita, l’amore, l’infinito”. Realistico: “Per sapere che gusto ha l’eternità è sufficiente stare in fila alle poste italiane”. Amaro: “L’ironia è la miglior bretella che possa tenere il cervello attaccato alla vita”. Acuto: “Per essere seri bisogna sapersi divertire”. Nietzscheano I: “La violenza, nelle sue incalcolabili e infinite forme, è la base di ogni progresso”. Nietzscheano II: “Se dio è morto, visti i risultati non deve essere certo morto sul lavoro”. Distaccato: “Quando mi alzo al mattino mi dico che è solo un gioco e mi rilasso un poco”. Incazzato: “Bel mistero capire chi non si incazza”. Anti-efficientista: “La branda è la migliore amica dell’uomo”. Dionisiacamente guerriero: “Sogno una Sparta piena di donne, musica e vino”. Musicofilo: “Bach e Ramones, ecco la vera sintesi per una buona visione delle cose”. Anti-doverista: “Il lavoro nobilita. Sì, ma solo i ricchi”.

“Il mio ego non mi passa mai il pallone”

Educatamente anti-religioso: “Se dio mi parlasse, mi farei dare del Lei”. Evangelico: “Dicono che Giuda baciasse benissimo”. Anti-moderno: “La più grande invenzione del secolo scorso è stato lo stress”. Ribelle: “Mi dichiaro colpevole di pensieri a mano armata”. Previdente: “Scruto sempre con apprensione le gaie traiettorie migratorie dell’uccello padulo”. Crudo: “Quale mutanda ha un passato senza macchia?”. Tendenzialmente anti-democratico: “Le maggioranze assolute mi lasciano perplesso”. Scettico: “Credere ciecamente fa male alla vista”. Machista: “I veri uomini non si augurano buon natale”. Fisionomista: “La fortuna c’ha un gran bel culo”. Alcolico: “Correggimi con la grappa se sbaglio”. Tradizionalista: “Solo un grande poeta saprebbe cantare l’incommensurabile tristezza che si annida in un hamburger”. Anti-americano: “Gli Stati Uniti hanno volonterosamente contribuito ad abbassare in proporzione massiccia il quoziente di intelligenza planetario”. Anti-pacifista: “Anche il pacifista non ha che due guance”. Fine osservatore: “Non ti mettere mai tra due donne che discutono: potresti sparire in una nuvola di acido”. Astensionista: “In Italia non votare è diventato ormai un dovere civico”.

“Ama il prossimo come ami te stesso. E se uno si odia?”

Lucido: “Il bello di essere estremisti è che si arriva prima al confine delle cose”. Riflessivo: “Quando la mosca ti sceglie, prova un po’ a domandarti perché”. Antifascista: “In fondo al cuore del suo pene l’uomo è sempre fascista”. Ateo: “Se dio c’é, dorme”. Guerrafondaio: “Bombardiamo l’aldilà”. Anti-Baricco: “Perché non impaliamo Baricco con una biro gigante? Mi pare un’idea carina”. Filo-pornografico: “Un buon porno è la soluzione ai fanatismi religiosi”. Disincantato: “Se questo é un uomo, stiamo freschi”. Scontroso: “Cazzo ha il cielo da fissarmi? Io gli spacco la faccia”. Aspirante storiografo: “Mi piacerebbe scrivere una Storia dell’Erezione”. Dissacrante: “Il papa ad Auschwitz inopportunamente esclama: perchè dio ha taciuto? Beh, se non lo sa lui”. Leggermente misogino: “Sono talmente nervoso che mi sta crescendo l’utero”.

“La morale è un finanziere austriaco del passo del Brennero che non tromba e va avanti a Jäjermeister”

Irriverente: “Oggi è la giornata mondiale contro la fame. Beh, devo dire che ‘sto fatto mi mette un certo appetito”. Anti-anticlericale: “L’anticlericalismo da due soldi avvantaggia la chiesa, conferma un imprinting ad ogni modo fortemente cattolico e, tra smorfie e scuse, chi lo pratica, il 25 dicembre sarà senz’altro a pranzo dai suoi riscuotendo mancette da nonne e zie”. Autocritico: “La mia visione del mondo forse è condizionata da una lieve disillusione di fondo”.

Il nostro Anonimo è un Karl Kraus più plebeo e diretto. Un raffinato teppista della parola – con climax ascendente sul finale, dove si lascia andare al turpiloquio, scurrilmente corporeo e blasfemo ma non volgare. Se è vero quanto scriveva Prezzolini (“gli aforismi sono vasi che il lettore riempie con il suo vino”), lui – o loro – in realtà ci mette molto del proprio, di vino, e si tratta di un rosso schietto e corposo, di chi sa prendersi i suoi pomeriggi di ozio e le sue sere di allegria, tormentato da un’invincibile malinconia di fondo. Aforista del mistero, palèsati a noi: un convivio di pensieri ben innaffiati é d’uopo.