Sant’Antonio di Padova? Si festeggia a Lisbona

Una notte nella capitale portoghese. A onorare il Santo beniamino dei veneti

C’è del fumo nell’aria. Impolvera leggermente la luce chiara del marciapiede e quel blu sottile che fa da patina ai contorni del cielo. Palazzi, case e piazze immerse in un luccichio di ceramica in cui l’azzurro si specchia. Non è facile descrivere la luce di Lisbona, si potrebbe dire che è bianca, pura, ma in realtà è molto di più, una mescolanza di cielo, terra e azulejos. Ogni città, in fondo, ha la propria luce. E ciò che vale, più che descriverla, è quasi paradossalmente, respirarla.

Il fumo proviene dalle tante braci allestite con l’entusiasmo della festa. Nelle narici penetra un forte odore di mare, strano per una città che si ripara dall’Oceano sulle sponde di un fiume, il Tejo. A riempire i polmoni di salsedine sono le sardine alla griglia. Una fetta di pane e la cena è servita tra una Super Bock o un bicchiere di sangria branca. Una passeggiata, prima di immergersi nel vivo della festa di Sant’Antonio.

Ebbene, il Santo patrono di Padova, cui nome Fernando Martins de Bulhões, nasce a Lisbona e qui alle porte dell’estate ogni anno è celebrato tra le strade della città in una vera e propria festa di paese. Le marchas populares sfilano lungo l’Avenida da Liberdade, altri cortei invece si fanno largo nella moltitudine di persone che intasano in allegria le strette strade dei quartieri storici, come Alfama, Bairro Alto o Graça.

Tavolini allestiti sull’uscio delle case ingombrano il passaggio e paesani rombanti servono un liquore tipico alla ciliegia, Ginjinha. Faccio finta di capire quando una ragazza mi indica entusiasta dove andare per vedere qualcosa di caratteristico. Alla fine seguo il flusso delle persone che sale verso l’alto, lungo le stradine di Alfama, mentre festoni colorati si allungano su tutto il quartiere, quasi a indicare un sentiero già tracciato. Alla fine, la folla si apre in uno slargo di insegne e colori. Parlo con dei ragazzi Erasmus di Verona, Vicenza, di Roma e Napoli. «Non avremmo potuto scegliere posto migliore in cui vivere la nostra esperienza all’estero». Lisbona vive di quartieri e strada, di musica e di giovani che popolano la città sul finire della giornata in una multiculturalità in cui creatività e arte trovano pieno spazio di espressione. Sant’Antonio, questa sera, fa da amplificatore a una città che ha ancora in sé il culto della piazza come luogo di ritrovo.

C’è una strada a Lisbona, una discesa stretta e ripida, occupata quasi interamente dai binari di quel tram giallo che spesso fa da sfondo alle cartoline dei viaggiatori. Oggi, la Bica, quella strada stretta, è un nugolo di giovani e meno giovani, di musica, microfoni e casse dai terrazzini delle case. E’ la Bica degli striscioni colorati in onore del Santo. La Bica di Lisboa, dove ti muovi se ti arrendi e ti lasci trasportare da un flusso di persone che ballano, cantano. Vivono.

Non riesci a guardarti i piedi, ma puoi dondolare sulle note di quella musica e quell’odore di salsedine nell’aria. E, se puoi, alza lo sguardo. Laggiù, in fondo alla strada, si vede il mare.