Asiago, fuga dall’agricoltura

Agricoltura in crisi nell’Altipiano di Asiago. La superficie agricola utilizzata è in forte calo, in diminuzione aziende agricole e percentuale degli agricoltori con meno di 39 anni. Scompaiono anche le aziende piccole delle zone periferiche e quelle della conca centrale sono retrocesse a secondo lavoro. È quanto emerge dal focus group dedicato al rilancio del mondo agricolo altopianese. Tra le soluzioni proposte dalle associazioni dei coltivatori e allevatori stringere il legame tra agricoltura e turismo, coinvolgere l’Università di Padova nel nuovo istituto professionale di agraria e il mondo agricolo locale, potenziare le 70 malghe pubbliche, promuovere l’artigianato legato alla produzione agricola e un maggiore impegno nella difesa degli allevamenti.

«Assistiamo a un forte incremento annuale delle superficie dei boschi, che già ricoprono il 67,4% del territorio. Ciò è causato dell’abbandono dei terreni agricoli – spiega l’assessore al patrimonio di Asiago, Diego Rigoni al Giornale di Vicenza -. In più in certe zone già a rischio abbandono, il dissesto idrogeologico pregiudica la loro accessibilità e fruibilità da parte di quel turismo ecofriendly che costituisce una parte importante del mercato turistico». «Dal 2000 al 2010 la superficie agricola utilizzata è diminuita del 37,1% – aggiunge Dino Panozzo, presidente della Coldiretti – E con essa diminuiscono le aziende agricole; meno 42,1% nell’ultimo decennio». «Intorno all’economia turistica ruota la valorizzazione dell’agricoltura – conclude Mario Oro, sindaco di Foza -. Integrando lo sviluppo delle piccole imprese turistiche e agricole si può invertire il trend e rafforzare il sistema produttivo locale»