Padova, imprese seta: salvate il Cra

È partita la mobilitazione per salvare dalla chiusura il Cra-Api di Padova, centro d’eccellenza mondiale della gelsibachicoltura con una storia di 150 anni. Grazie ad esso è stata recentemente riavviato in Veneto l’intero ciclo della seta in collaborazione con l’azienda orafa D’Orica. Ora però il centro rischia di essere cancellato a causa dei tagli della parte pubblica. Per salvare centro e progetto si sono mobilitati i massimi esponenti del mondo serico: Silvio Faragò, direttore Divisione Stazione sperimentale per la seta di Milano, Giuseppe Bianchi, presidente Ufficio seta Italia di Unindustria Como, Silvia Cappellozza, responsabile del Cra-Api di Padova, Giampietro Zonta per D’orica, Michele Bocchese, presidente Sistema Moda Confindustria Veneto e componente del Comitato di presidenza Sistema Moda Italia, Claudio Gheller, ad di Veneto Marketing. «Con i fondi del ministero dell’agricoltura a disposizione  – sottolinea Zonta al Giornale di Vicenza – il Cra può sopravvivere fino a settembre ma è impensabile poter proseguire senza il suo contributo. Per questo ci stiamo mobilitando (…) ho già portato l’attenzione del progetto a Roma a un gruppo di senatori. Tutti, compresa la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, hanno promesso sostegno».

Intanto dai 100 telaini, 2 milioni di bachi, 3mila kg di bozzoli freschi, 20 aziende coinvolte, migliaia di posti di lavoro dipende la sopravvivenza dell’intero progetto di far rinascere la Via della Seta in Veneto. «Le ricadute occupazionali nella filiera veneta col progetto a regime – aggiunge Cappellozza – sono difficili da prevedere. Però se consideriamo che nel distretto serico comasco ci sono circa 13mila addetti, se in futuro non si troverà seta di qualità in Cina, saranno a rischio. Viceversa, un’ulteriore diffusione di industrie trasformatrici verrebbe stimolata anche in Veneto con applicazioni anche nuove rispetto a quelle tessili tradizionali».