Filotramvia, Sala gela la giunta Tosi

Con un documento finora inedito, il consulente giuridico del Comune di Verona mette in guardia su iter e finanziamenti

La filotramvia è uno dei progetti che più ha fatto discutere Verona, considerato uno dei fiori all’occhiello della giunta di centrodestra guidata dall’ex leghista Flavio Tosi. A Palazzo Barbieri sono cominciate a circolare voci sempre più insistenti di dissidi in seno alla maggioranza consiliare: l’opera non avrebbe la necessaria copertura finanziaria da parte di Amt (la società municipale che cura il piano filobus nonché la sosta nel capoluogo scaligero). O meglio: l’ultimo piano economico fatto proprio dall’amministrazione, datato 2010, non sarebbe mai stato attualizzato, e quindi non menzionerebbe le modifiche e gli aggravi in termini di costi.

PRIMI RISCONTRI
Un primo riscontro in tal senso giunge nel marzo 2014 quando i media locali riportano le doglianze di Stefano Zaninelli, direttore generale di Atv, la municipalizzata che ad infrastruttura ultimata avrà l’onere della gestione (la progettazione è invece competenza esclusiva di Atm). Il manager in quella occasione spiega che alcuni aspetti non riportati nel vecchio iter sono «potenzialmente in grado di rendere impraticabile la gestione stessa alle condizioni previste dalla convenzione». Fra questi ci sono possibili aumenti di costi, che potrebbero far schizzare verso l’alto i 105 milioni di euro previsti in prima battuta e già saliti quanto meno a 140, per il deposito mezzi a Verona Sud in zona Genovessa.

OPACITÀ
C’è poi un secondo scenario che sta togliendo il sonno agli uffici dell’assessorato ai trasporti. Una delle architravi del progetto filobus sta nell’assunto per cui il costo annuo per i bus ordinari diminuisce proprio perché la filotramvia sposta più utenti a costi inferiori. Questa è la linea dell’esecutivo, il quale con questo criterio cercò di sfumare i dubbi palesati da Zaninelli proprio nel 2014. Tuttavia c’è un elemento singolare da considerare: a pagina 38 del piano economico finanziario, o Pef che dir si voglia (rigorosamente in project financing), si legge che il gestore «riesce a far fronte alla corresponsione del canone di concessione dei mezzi pari a 2,75 milioni di euro inflazionati anche qualora l’offerta di trasporto pubblico extraurbano fosse tagliata di soli 274.000 vkm all’anno in uno scenario che vedrebbe la necessità di ricollocazione di soli 14 addetti» dove la sigla vkm/anno sta a significare viaggiatori su kilometri annui. Epperò sui criteri grazie ai quali si raggiungerebbero tali performance nel Pef non c’è traccia evidente.

LA STOCCATA
Ma c’è una terza circostanza che in queste ultime settimane avrebbe ulteriormente arroventato la temperatura. A più riprese l’assessore Enrico Corsi, Lega Nord (da poco dimissionato da Tosi appena dopo lo strappo col Carroccio) avrebbe chiesto al professore Giovanni Antonio Sala, ordinario di diritto amministrativo all’università di Verona e vicepresidente vicario del cda della Fondazione Cariverona, nonché avvocato e consulente legale del comune scaligero, una serie di pareri: in primis in merito alla richiesta di conclusione del procedimento di gara senza che fosse prima finito il procedimento di assegnazione del contributo ministeriale, in secundis sulle esigenze che venivano di volta in volta evidenziate sulla revisione del Pef del 2010.
Il pronunciamento di Sala ha il brivido d’una doccia gelata per il Comune: «… la risposta dovrebbe essere negativa… naturalmente, prima della stipula del contratto, dal cui inadempimento discenderebbe una responsabilità risarcitoria di carattere non precontrattuale, dovrà essere garantita la piena copertura finanziaria». Detto alla greve: caro Comune, stai attento perché eventuali irregolarità poste in essere dalle aziende pubbliche nella partita con le banche che prestano i quattrini, esporrebbe te e le stesse aziende ad una azione civile da paura. Il documento di Sala, datato 24 ottobre 2011, sarebbe recentemente circolato tra alcuni consiglieri comunali che, preoccupati, avrebbero chiesto lumi ad alcuni dirigenti. La preoccupazione è forte: in ballo potrebbe esserci l’ipotesi di una violazione dell’articolo 323 del codice penale: alias abuso in atti d’ufficio.