Suicidi da crisi, 2 chiamate al giorno in Veneto

Laugelli, responsabile del servizio regionale: «siamo l’unico in Italia attivo 24 ore su 24»

Emilia Laugelli, psicologa psicoterapeuta (nonché ex assessore di Schio in quota Pd), è la responsabile del servizio anti-suicidi della Regione Veneto, una piattaforma aperta sette giorni su sette che si preoccupa della salute mentale degli imprenditori colpiti dalla crisi economica. In tre anni, dalla tragica primavera del 2012 – anno cruciale della crisi – sono state 2230 le chiamate arrivate al numero verde (800 33 43 43) e oltre 330 le persone prese a carico dagli operatori territoriali.

Di suicidi da crisi economica non si parla più. Per le associazioni di categoria ciò è un bene, per evitare fenomeni di emulazione. È veramente un bene?
A suo tempo abbiamo sostenuto la richiesta del presidente di Confindustria Veneto, Roberto Zuccato, di parlarne poco sui giornali, a stretto giro di cronaca. Nonostante tutto, le richieste continuano ad arrivare, ma ritengo sia giusto chiedere ai giornalisti di non creare troppo clamore su queste notizie, perché l’emulazione è sempre un rischio.

Al di là della copertura dei media, come si sta evolvendo il fenomeno?
Finora si è mantenuto costante: in media riceviamo 2 chiamate al giorno. La cosa curiosa è che molte delle persone che chiamano hanno il nostro numero da 5 o 6 mesi, ma aspettano fino all’ultimo a contattarci nella speranza di risolvere i problemi.

Questa tendenza è più accentuata nell’operoso Nordest, ricco di piccole e medie imprese?
Sì, abbiamo ricevuto anche richieste di grandi imprenditori, ma si possono contare su una mano. Il resto sono tutte piccole aziende, con trascorsi molto simili tra loro: operai che aprono un piccolo laboratorio e lavorano per conto terzi, fino a quando si trovano costretti a chiudere perché la filiera ha iniziato ad andare male. Oppure commercianti, giovani che hanno preso in gestione piccole attività.

Da voi si rivolgono anche dipendenti?
Il servizio è nato con il titolo “La salute dell’imprenditore”, ma oggi includiamo anche i dipendenti, gli operai e tutti coloro che stanno scontando la crisi. Ci sono lavoratori che chiamano preoccupati per il proprio datore, mogli preoccupate per il marito, madri preoccupate per i figli.

Come si svolge il vostro lavoro?
Il servizio è composto da due grandi filoni. Il primo è il numero verde, a cui rispondono psicologi esperti di psicologia dell’emergenza. In seguito, in base alla richiesta, si attivano gli operatori territoriali, uno per provincia, che accompagnano poi gli imprenditori che ne fanno richiesta, fornendo assistenza a domicilio. Non abbiamo ambulatori. Gli psicologi provengono tutti dall’Università di Padova, con la quale siamo convenzionati e stiamo portando avanti attività di ricerca per raccogliere dati sul nostro lavoro e sui risultati, che speriamo di riuscire a presentare in un libro.
Abbiamo costruito una rete che va ben oltre il nostro servizio di psicologi. Per la provincia di Vicenza, che è quella da dove riceviamo più solleciti, abbiamo messo a punto un protocollo operativo con le associazioni di categoria, dagli industriali, agli agricoltori, agli artigiani, affinché ognuno metta a disposizione i propri strumenti, sotto la nostra coordinazione. Inoltre, abbiamo da poco terminato un corso di formazione con i capitani e comandanti di tutte le stazioni dei carabinieri del Veneto, perché molte volte abbiamo bisogno del loro intervento.

Il vostro è l’unico servizio di questo tipo attivo in Veneto?
Esistono alcune associazioni e Caritas, ma non così strutturati. Siamo l’unico servizio attivo 24 ore su 24 presente in Italia, tra l’altro finanziato da un ente pubblico. Stiamo diventando sempre più un punto di riferimento e riceviamo molte chiamate anche dal resto d’Italia. Ormai siamo il numero anti-suicidi per eccellenza.

Non tutti trovano la forza di cercare aiuto. Cosa si sente di dire a chi si trova in un simile stato di disperazione e medita gesti estremi?
La maggior parte dei suicidi avviene in uno stato di profonda solitudine. Il nostro servizio è uno strumento che in anonimato, a qualsiasi ora, permette di trovare una persona che rispettando la privacy può dare ascolto. Nel momento in cui ci si rende conto che non si è soli, si ha la possibilità di arrivare a scegliere un’altra via. L’appello che rivolgo a chi pensa di arrivare a tanto per ragioni economiche, è di chiamare, perché si può sempre fare qualcosa. Le tante chiamate che riceviamo, in questo senso, sono confortanti, perché per tutte le persone che hanno utilizzato il servizio, si è trovata una soluzione.

Come è meglio comportarsi invece in una situazione di emergenza, davanti a chi minaccia il suicidio?
Bisogna affiancare la persona nella consapevolezza del suo problema. Il concetto che deve passare è: “non sei solo”. Ricordo la chiamata di un uomo al quale si era spezzato il ramo dove aveva legato la corda per impiccarsi. È bastato leggere il messaggio di un nostro operatore per fargli cambiare idea prima di rimettere la corda su un altro ramo. Non esistono manuali su come evitare un suicidio, la cosa migliore è dare conforto. Ed è quello che facciamo: anche se anonimi, anche se distanti, apriamo una breccia, dando una speranza.

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