A caccia di fantasmi. Con i Ghost Hunter Padova

Gli “acchiappafantasmi” veneti indagano l’universo paranormale

Who you gonna call?” No, non sono loro. Pur essendo in tre come i celebri “colleghi” di New York, i Ghost Hunter Padova non “cacciano” letteralmente i fantasmi, ma indagano un campo discusso e affascinante: quello del paranormale. Fenomeni inspiegabili, antiche credenze, leggende metropolitane. Andrea Pugliese ci racconta quanto c’è di vero e in cosa consiste l’attività degli “acchiappafantasmi” veneti.

Tutti da piccoli abbiamo avuto paura dei fantasmi. Non si tratta, appunto, di fantasie per bambini?
Per noi, quelli che sono comunemente chiamati fantasmi sono “memorie storiche” legate a un determinato posto. Questo residuo di energia psichica è più forte laddove si verificano morti violente, ma non necessariamente: anche il vissuto può lasciare una “impronta”. Tutti quanti siamo fatti di energia e materia, così come le pietre e i muri dei luoghi dove viviamo. Per fare una similitudine, si potrebbe dire che le mura di un castello funzionano in maniera simile a una moderna memoria digitale.

Nell’immaginario collettivo, i fantasmi sono entità spirituali intrappolate nel nostro piano dell’esistenza da “questioni in sospeso”. È così?
È un discorso complesso e in merito ci sono diverse teorie – perché di teorie si tratta, non esiste una scienza dei fantasmi. Potrebbero trovarsi in un piano parallelo dell’esistenza che i nostri sensi non sono in grado di percepire. E lì entra in gioco la nostra attrezzatura. Niente zaini protonici o Ecto-1 però, usiamo registratori digitali, macchine fotografiche e videocamere con filtri infrarossi e UV.

Dimostrare l’esistenza dei fantasmi proverebbe anche che c’è effettivamente un aldilà?
In teoria sì. Diciamo che quello che abbiamo visto e sentito ti fa capire che c’è qualcosa oltre noi.

Puoi spiegare brevemente come si svolge la vostra attività di “caccia”?
Dopo aver ricostruito e studiato la storia del luogo e aver ricevuto l’autorizzazione del proprietario, il primo step è il sopralluogo di giorno, per capire se ci sono campi elettromagnetici o rumori di fondo che possono interferire con la strumentazione. La fase successiva è l’indagine vera e propria: posizioniamo dei registratori digitali nell’ambiente e registriamo e facciamo fotografie in diretta, provando a interagire con le eventuali presenze.

Ci racconti qualche esperienza significativa?
Ce ne sono diverse. Il battesimo del fuoco è stato per tutti al Castello di San Zeno a Montagnana, che si dice sia infestato dal fantasma di Tommaso da Mantova. Con noi c’erano anche l’assessore alla cultura e due rappresentanti dell’Associazione Nazionale Carabinieri. È stata la prima volta che un’entità si è manifestata in nostra presenza: un amico in sedia a rotelle che partecipava all’indagine ha tentato a interagire provocandola. La sua carrozzina si è mossa da sola e si è trovato anche dei graffi sul collo. L’assessore dopo un po’ è scappato spaventato, ma l’esperienza è stata scioccante per tutti i presenti.

Il vostro è un hobby o un vero e proprio lavoro?
È un hobby. Siamo un’associazione culturale, quindi è tutto a titolo gratuito, non chiediamo niente. Il ritorno è reciproco: pubblicità per noi e pubblicità per il posto.

Quali sono i luoghi dove l’attività paranormale, l’energia spiritica, è più forte?
Qui in zona, oltre al Castello di Valbona a Lozzo Atesino, che è anche la nostra sede operativa, ci sono il Castello di Monselice, dove abbiamo fotografato quella che sembrerebbe una persona che esce da una stanza, il Castello di San Pelagio e il Castello del Catajo alle pendici dei Colli Euganei e ancora Forte Belvedere a Lavarone e Forte Corbin a Tresché Conca. Fuori dal Veneto mi vengono in mente Bardi, in provincia di Parma, Gropparello vicino a Piacenza, oppure il Castello di Montebello di Torriana, nel riminese, che si dice sia abitato dal fantasma di “Azzurrina”.

Pur trattandosi di paranormale, ogni teoria necessita di prove per essere avvalorata. Potete dimostrare che, citando Ghostbusters, non siete “venditori di fumo”?
Noi siamo ragazzi appassionati di misteri, non siamo scienziati. In ogni caso, sul nostro sito ci sono video, foto e registrazioni audio che rendono lecito il dubbio: “che ci sia qualcosa dopo la morte? Che loro siano ancora qui?” Il condizionale resta d’obbligo, ma ho visto molta gente alle nostre conferenze rimanere a bocca aperta.

Questi documenti non potrebbero essere creati ad arte, con un software di audio e foto editing?
Assolutamente no. Usiamo sempre le registrazioni e le foto originali. Al massimo utilizziamo un programma per pulire l’audio da fruscii e rumori. Al Castello di Bevilacqua abbiamo registrato una voce e l’abbiamo fatta analizzare a una terza persona, lo spettrogramma mostrava una frequenza che non corrisponde a quella delle nostre corde vocali. Quella non era una voce umana.