BpVi, Lannutti: estorsione corruzione concussione

Pubblichiamo ampi stralci dell’esposto in Procura del presidente Adusbef sulla popolare berica. Con accuse pesantissime

Erano i brontolii di tuono che precedono i fulmini e la tempesta, poi abbattutasi inevitabilmente e inesorabilmente sulla Banca Popolare di Vicenza, la prima banca italiana non quotata. Nell’ottobre scorso cominciavano a farsi sentire con una serie di articoli a firma di Claudio Gatti sul Sole 24 Ore, che facevano a pezzi la credibilità del titolo (62,50 euro, fissato dal cda il 15 aprile 2014 e rivelatosi una bolla) e la gestione disinvolta e opaca da parte del management, guidato dal ventennale dominus Gianni Zonin. Il 3 novembre, dopo aver letto e, conoscendo il tipo, avuto un travaso di bile, il presidente dell’Adusbef («associazione dei consumatori maggiormente rappresentativa a livello nazionale… specializzata nel settore bancario e finanziario»), Elio Lannutti, già parlamentare dell’Italia dei Valori e oggi vicino al Movimento 5 Stelle, prese carta e penna e vergò un esposto-denuncia, spedito alla competente Procura della Repubblica di Vicenza. Sentito da questo giornale online circa un mese fa, oggi siamo in grado di pubblicare gli stralci più significativi della sua ultima “fatica” (qui il documento originale). Che convergono in un j’accuse alla passata dirigenza suddiviso in tre ipotesi di reato: estorsione, corruzione e concussione (per inciso: per la prima fattispecie emersa su avvenimenti simili, la Procura berica ha chiesto il rinvio a giudizio per i vertici di un altro istituto veneto, il Banco Popolare).

CHE STRESS
Lannutti esordisce citando espressamente l’articolo di Gatti sul Sole 24 Ore del 27 ottobre 2014 intitolato “Il faro Bce e le mosse in extremis”. Ecco qualche brano riportato nell’esposto: «la banca vicentina si è riuscita a salvare dalla bocciatura grazie a una misura sul capitale presa dopo il termine del 30 settembre scorso previsto dalla Bce per il suo esercizio contabile. Sulla base dell’ “irrevocabile conversione” di un bond di 253 milioni decisa da Bpvi sabato sera con un Cda d’urgenza convocato il giorno prima della comunicazione ufficiale dei risultati dell’esercizio europeo, Palazzo Koch ha calcolato che l’istituto vicentino sarà in grado di suprare per il rotto della cuffia quel 5,5% di rapporto tra capitale utile e attività ponderate per il rischio che la Bce aveva stabilito come soglia minima in condizioni di stress. (…) In particolare Francoforte ha contestato l’inclusione nel capitale utile ai fini del superamento dell’esame di un fondo destinato al riacquisto dalla clientela di azioni proprie collocate questa primavera».
Gatti proseguiva intervistando un imprenditore di Schio nel settore imballaggi e spedizioni, Paolo Trentin, col conto numero 1000 in banca. La sua testimonianza era atrocemente chiarissima: «A noi sono ripetutamente venuti a offrire azioni dell’istituto in cambio di finanziamenti. Io mi sono rifiutato e dopo pochi mesi mi sono stati ridotti gli affidamenti. (…) La mia esperienza porta a pensare che non abbiamo fatto così solo con le aziende. Questa primavera un mio dipendente aveva bisogno di un mutuo per l’ampliamento di casa, e quando lo ha chiesto si è sentito dire che se avesse comprato azioni della banca gli avrebbero dato un tasso di favore. Altrimenti il tasso sarebbe stato più alto». A tutto ciò, come si premura di sottolineare il giornalista del Sole, la Popolare vicentina replicava con un no comment: aveva «deciso di non rispondere».

TITOLO GONFIATO
Su quanto valesse l’azione Bpvi, Lannutti si dilunga citando sempre l’ottimo Gatti, che contestava il valore ufficiale fornito dalla banca stessa: «un’analisi comparata dei numeri della semestrale fatta da esperti consultati da Il Sole 24 Ore attesta che alcuni parametri fondamentali della banca vicentina sono peggiori di quelli di quasi tutte le altre maggiori banche italiane. La copertura delle sofferenze della BpVi é per esempio del 44% contro una media del 58%, mentre quella degli incagli é del 15% contro una media del 26». Del resto era proprio la banca a mettere in guardia i propri soci nella “Nota di sintesi” depositata presso la Consob, e opportunamente ricordata da Gatti: «I livelli di copertura dei crediti del Gruppo Bpvi si attestano su valori inferiori a quelli medi di sistema». E ancora, mettendo un macigno sopra la liquidità delle azioni: «le proposte di vendita potrebbero non trovare nell’immediato controparti disponibili all’acquisto». Più chiaro di così…

AUTOCERTIFICAZIONE
E chi sta dietro alla «questione dell’unilateralità della valutazione del titolo»? Mauro Bini, professore alla Bocconi esperto di valutazioni d’impresa, che aveva «confermato al centesimo» la valutazione fatta l’anno prima da un altro consulente, e riconfermata poi da Francesco Momenté, altro docente di finanza aziendale della Bocconi. Scrive Gatti, sempre citato da Lannutti: «tre esperti che in tre momenti diversi confermano la stessa cifra potrebbero rappresentare una garanzia. Se non fosse che in questi ultimi 15 mesi sia i fondamentali sia il Piano strategico della banca sono cambiati radicalmente. Il che solleva il dubbio dell’autoreferenzialità di quelle valutazioni».
«Che Bpvi si autovalutasse 1,43 volte l’equity, quando i mercati valutavano le banche quotate italiane la metà, è fuori dal mondo. Emettere azioni a 62,50 euro significava valutarla 5,2 miliardi prima dell’aumento. A titolo di raffronto, Ubibanca, con un margine di intermediazione tre volte superiore e quasi il triplo degli sportelli, sul mercato valeva meno del 17% iN più»: così parlava l’ex commissario Consob Salvatore Bragantini, autorevole commentatore economico del Corriere della Sera.

RELAZIONI IMPORTANTI
Altro capitolo scottante è quello dei rapporti con Bankitalia. «»A Vicenza a nessuno è passato inosservato l’acquisto del pretigioso Palazzo Repeta, sede storica di Banca d’Italia», scriveva Gatti, «che la banca centrale è stata costretta a lasciar chiuso per 5 anni perché non riusciva a venderlo». Prezzo: 9 milioni, a quanto se ne sa. Quel palazzo simboleggia lE relazioni intessute coi piani alti del sistema bancario: oltre ad avere come vice-presidente l’ex ragioniere di Stato Andrea Monorchio, nella scorsa primavera la campagna acquisti di ZoniN fece un altro bel colpo assumendo Gianandrea Falchi, capo della segreteria particolare di Mario Draghi quando questi era Governatore a Palazzo Koch. Il suo ruolo è di “consigliere alle relazioni nazionali e internazionali”.

NOTA AUTO-ACCUSATORIA?
Lannutti si affida a Gatti nello scavo saccheggiando a piene mani anche dal suo sito personale, Gradozeroblog. Da questo link pesca vari scampoli di analisi che riprendiamo quasi integralmente. «La misura con cui la Banca Popolare di Vicenza ha risolto il problema del mancato superamento del Comprehensive Test della BCE, seppur a tempo scaduto, ha trasformato un’obbligazione con un ottimo e attraente rendimento – il 5% – in azioni il cui valore non solo è assolutamente autorefenziale ma ritenuto irrealistico da esperti da me consultati (non a caso quei titoli non si riescono a vendere….)»; tornando alla Nota di sintesi firmata dalla banca vicentina, Gatti ne riportava il seguente passo: «I destinatari delle Offerte sono invitati, tra l’altro, a tener conto che (…) l’Emittente avrà il diritto di procedere al riscatto totale o parziale delle Obbligazioni Convertibili in circolazione mediante consegna di Azioni di Compendio (cfr. Capitolo 2, Paragrafo 2.1.2.2 (Rischi legati all’opzione di riscatto anticipato dell’Emittente) della presente Nota Informativa)”, si legge nel prospetto, che continua: “In caso di riscatto anticipato (totale o parziale) delle Obbligazioni mediante consegna di Azioni di Compendio, le Azioni di Compendio consegnate presentano i rischi tipici di un investimento in titoli azionari non quotati in un mercato regolamentato; pertanto, non vi è alcuna certezza che l’Obbligazionista… riesca a recuperare, in tutto o anche solo in parte, la somma originariamente investita». Il che fa porre a Gatti l’interrogativo: «la banca ha informato i propri clienti ai quali ha piazzato quelle obbligazioni dei rischi segnalati nel prospetto depositato in Consob?».

STORIA DI UN PENSIONATO VICENTINO
La parte meno nota, ma forse più interessante, è quando Gatti racconta la storia, a mo’ di exemplum, di Giuseppe Serafini, pensionato vicentino con 3 milioni di euro in titoli: «Una prima quota l’ha ereditata dalla buonanima di sua madre. Altre le ha comprate nel corso degli anni, “per tradizione familiare”. Anche sua moglie ne ha un piccolo pacchetto, sebbene molto più piccolo. Giuseppe è il classico socio di una banca popolare: cittadino locale che investe i propri risparmi in una banca che a sua volta investe nel territorio. Un investitore convenzionale per una banca convenzionale. Senza ambizioni speculative, senza aspettative smisurate. Dividendi ragionevoli, è tutto ciò che si è sempre aspettato. E per lungo tempo è quello che ha avuto. “Per anni la Popolare dava buoni dividendi. Tant’è che il titolo era molto appetibile. E per chi voleva venderlo c’era una sorta di mercato parallelo”, mi spiega. Poi tutto è cambiato. “Le lettere che arrivano semestralmente dal presidente (Zonin) continuano a presentare grandi trionfi, ma sono anni che non riceviamo più dividendi. E adesso non si riesce più a vendere,” mi dice Giuseppe.“Io sono cinque mesi che ho dato mandato di vendere titoli per 100mila euro. Ma non sono mai riusciti a venderle. E per il momento non se ne parla proprio. Per mia moglie è lo stesso: neppure lei riesce a venderle. Invece, avevano sempre detto che nel giro di due o tre mesi quei titoli si sarebbero venduti…. A settembre, mi avevano detto. Invece niente… Non so se sono particolarmente scarognato io…”. Beh, Giuseppe sarebbe potuto anche essere più scarognato. Avrebbe potuto essere tra i sottoscrittori del prestito obbligazionario da 253 milioni di cui sabato 25 ottobre il Cda della Banca ha stabilito di corsa e senza preavvisi il riscatto in azioni. “Non avevo sottoscritto quelle obbligazioni proprio per questa ragione: non ci vedevo chiaro. Oltre tutto c’erano anche amici che già tempo fa mi avevano detto che le azioni non valevano la cifra dichiarata. A me in banca dicono invece che quella stima ha un fondamento reale. Quindi sono fiducioso. E aspetto… Anche perché non posso fare altro”».

TRE IPOTESI DI REATO
Lannutti conclude così: «Adusbef chiede l’apertura di un’indagine sull’operato della BPV volta ad accertare se le condotte denunciate dalla lodevole inchiesta di Claudio Gatti, non possano configurare ipotesi di reato con dirigenti Bankitalia, in un sistema collaudato di porte girevoli fra controllati e controllanti, che tuttavia destano molte perplessità. In particolare l’acquisto del prestigioso Palazzo Repeta (…) Se sia congruo o frutto di scambio di reciproci favori la cooptazione alla vicepresidenza dell’ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio, ancora molto influente con alcuni dirigenti del ministero dell’economia, e soprattutto l’ingaggio del dr. Gianandrea Falchi (…) Risulterebbe che il Falchi abbia un sontuoso ufficio nel palazzo di Largo Tritone, recentemente acquistato dalla Bpvi nel pieno centro di Roma e un pacchetto di remunerazione in 300 mila euro con macchina e autista (…) Se alla luce di quanto esposto, non siano concretizzati i reati di estorsione (per ciò che riguarda prestiti e revoca fidi), l’assenza di compratori per liquidare azioni ed il valore fittizio assegnato alle stesse azioni senza il vaglio di autorità terze, l’intreccio di interessi incestuoso tra Zonin imprenditore e il ruolo di Zonin banchiere. (…) se i fatti esposti non possono integrare anche i reati di corruzione e concussione, così come previsto dalla legge anticorruzione, che ha introdotto la fattispecie di corruzione tra privati (…)». Il numero uno di Adusbef aveva già inviato una denuncia nel 2008, senza esito. Oggi, rispetto ad allora, la situazione per le banche e in particolare per l’istituto ormai ex cooperativo berico, è molto cambiata. Vedremo se la magistratura ne terrà conto.

Tags: , ,

Leggi anche questo