Belluno, ira ristoratori: no strade chiuse per ciclismo

Le fila di coloro che si sentono danneggiati dalla chiusura delle strade per realizzare gare ciclistiche continuano ad aumentare. Gli albergatori sono sul piede di guerra da sabato scorso. Ora è la volta dei ristoratori. Sandro Siorpaes, del Rifugio Averau, racconta al Corriere del Veneto l’esperienza vissuta in prima persona: «sabato, avevamo fatto il pieno di persone che avevano prenotato. Ad un certo punto, i clienti hanno iniziato a chiamare: qui la strada è chiusa, ci mandano via. Torniamo un’altra volta. Io non ne sapevo niente, tanto che il locale era operativo, con costi e personale». Gli albergatori e ristoratori ci tengono a precisare che non è una guerra allo sport.

La questione era già emersa con il presidente della locale Federalberghi Walter De Cassan: «ormai è normale che uno arrivi qui da fuori, chieda qualcosa in Prefettura e a Veneto Strade e gli sia concessa di default, senza nessuna comunicazione agli interessati. Che invece, secondo alcuni, hanno l’obbligo di telefonare ogni giorno a Palazzo dei Rettori per sapere le novità». De Cassan conclude spiegando che «nel 2008 era stato peraltro siglato un decalogo che prevede che nei sette giorni antecedenti la manifestazione deve essere posta, a cura degli organizzatori ed in accordo con i gestori delle strade, la tabellonistica sui punti di accesso ed in prossimità di eventuali percorsi alternativi sui punti nodali di traffico».

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