Tav Vicenza, Leder: arriva l’oracolo imbonitore

Per costruire il consenso popolare sull’Alta Velocità/Capacità si ricorre al metodo Delphy: un “sadico divertissement”

La notizia che ha destato attenzione in queste ultime ore sulla vicenda Alta Velocità/Alta Capacità a Vicenza è quella relativa alla relazione dell’Ordine degli Ingegneri, licenziata lo scorso maggio, ma resa pubblica solo ora dalle pagine del Corriere del Veneto del 20 luglio scorso (si veda l’articolo a firma di Giulio Todescan e il testo integrale della nota riportati sul blog di OUT). La nota ha il merito di confermare tutte le pesanti perplessità espresse nei mesi scorsi da associazioni e comitati. E non solo. Rafforza in modo implicito il loro essere stati tanto ragionevoli quanto tempestivi nel denunciare le contraddizioni del progetto e l’ambiguità della gestione politico-amministrativa di tutta l’operazione.
A chi sta a cuore il problema non è sembrata di minore importanza l’ultima precisa riflessione di Erasmo Venosi, pubblicata il 19 luglio su Veneto Vox nella quale si spiega, per l’ennesima volta, cosa non torna nell’iter procedurale del progetto AV/AC e nelle modalità con cui viene presentato pubblicamente dai rappresentanti dell’amministrazione comunale l’evolversi del progetto, tra fiumi di parole in libertà e gravi silenzi mirati.
Infine non è passata inosservata neppure l’intervista di Alessio Mannino all’ingegner De Stavola su Vvox del 10 luglio, autore del noto e largamente contestato “studio di fattibilità”. De Stavola assicura che grazie ai suoi interventi (non è chiaro quali dovranno essere e per quale punizione divina ci tocchino) la città sarà più bella. Il progetto che porta il suo nome sembra rappresentare la cartina tornasole di un progetto urbanistico-territoriale confuso, a tratti completamente privo di senso e per questo ancor più pericoloso.

Minor risalto hanno avuto due recenti e importanti iniziative promosse, sul medesimo tema, dall’amministrazione comunale: l’istituzione, con delibera di giunta, di un’unità operativa “Attraversamento AV/AC della Città di Vicenza” e l’incarico affidato alla società SISTEMA snc di Venezia (qui la determina), già impegnata sul nostro territorio a sancire con le sue indagini e i suoi incontri tematici la validità di alcune scelte urbanistiche (dal Master Plan del Centro Storico redatto dall’arch. Marisa Fantin nel 2013, alla più recente collazione delle proposte di trasformazione d’uso presentate dai privati ai sensi della LRV 50/2012 che ha portato alla prima consistente variante al Piano degli Interventi) per la realizzazione di un’indagine con il cosiddetto Metodo Delphy.

La prima sancisce il coinvolgimento di alcuni dirigenti del Comune in attività che, se da un lato non sembrano interpretare il significato compiuto del concetto di interesse pubblico (i cittadini infatti non hanno potuto esprimere ufficialmente e formalmente il proprio parere), dall’altro siamo quasi certi peseranno, e non poco, sulle premialità economiche attribuite ogni anno ai funzionari coinvolti, come previsto dal cosiddetto regolamento sulle “performance dirigenziali”. La seconda, invece, mette in campo in modo più esplicito la maniera in cui l’Amministrazione comunale sembra voler acquisire il consenso sul progetto AV/AC e le sue dirette filiazioni (si veda il progetto De Stavola).

La società SISTEMA incaricata dell’indagine utilizza il cosiddetto “Metodo Delphy”, nome che evoca il famoso oracolo della mitologia greca: un percorso decisionale messo a punto negli anni ’50 negli Stati Uniti, in piena guerra fredda, e utilizzato per gestire le delicate scelte da prendere in caso di attacco atomico da parte dell’Urss. La tecnica Delphy, finalizzata alla gestione delle decisioni complesse, è definita dagli esperti “un metodo largamente diffuso e accettato per costruire il consenso”. In pratica si attua mediante l’uso di questionari sottoposti a un certo numero di osservatori privilegiati i quali, veicolati dalle domande che vengono loro proposte, sono indotti a convergere verso posizioni condivise.
Come si legge nella lettera di accompagnamento al questionario (indirizzato ai rappresentanti delle categorie economiche e professionali, ai rappresentanti delle associazioni ambientaliste e ad altri stakeholders) si tratta di un metodo che non coinvolge i cittadini, ma solo alcuni osservatori privilegiati scelti dagli gestori del processo Delphy, i quali hanno il preciso compito di incanalare, attraverso una serie di domande ben orientate, e scandite in progressione, le diverse posizioni in campo con lo scopo di trovare punti di convergenza e mediazione tra i diversi punti di vista.

C’è da domandarsi se i partecipanti a quest’ultimo sadico divertissement (usato di recente anche per decidere sul futuro del Parco della Pace) sono pienamente consapevoli del fatto che, con la loro adesione ai questionari, in realtà contribuiscono solo al rafforzamento di un’idea precostituita (l’ineluttabilità del progetto AV/AC e la sua indiscutibile utilità pubblica); se gli osservatori (la società SISTEMA) possono dirsi “parte terza” rispetto a questo processo (si legga con attenzione il testo di accompagnamento e i commenti impliciti a favore del progetto AV/AC); infine, se il metodo verrà applicato correttamente dal momento che, com’è noto, il Delphy necessita un gran numero di verifiche tra i passaggi previsti e dunque la disponibilità di tempo da parte dei soggetti coinvolti e il loro effettivo interesse a partecipare.

Insomma, più che lo scoppiettante racconto della costruzione del tratto di una moderna infrastruttura smaltata e profumante di futuro, ci sembra il triste lamento di una via crucis: ad ogni tappa una pena in più da espiare. Che dire: ci mancava solo il Delphy. Chissà che l’oracolo, quello vero, ci ascolti e ci metta, almeno lui, una parola buona. La Grecia di oggi mostra di aver avuto coraggio e dignità. Speriamo che anche Vicenza, appellandosi alla generosità dei suoi santi e, se serve, anche a qualche altra divinità ultraterrena, ne riacquisti almeno un po’ e trovi la forza di ribellarsi alla sua Troika.

Francesca Leder
ricercatrice al Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara