Il selfie rimosso di Marzotto? “Peso el tacón…”

La mania degli autoscatti e dei post sui social network non dovrebbe contagiare i personaggi pubblici. Specie se amministratori

C’è Matteo Renzi che governa cinguettando. L’altro Matteo si oppone con le felpe e con Facebook. Grillo a lungo ha usato solo il blog proibendo ai suoi l’uso dei media tradizionali. I giornali riportano, i talk show discutono con la scusa di approfondire, i tg riprendono.
L’iniziativa sui tempi e modi passa interamente nelle mani dei protagonisti delle notizie. I mediatori sono costretti a inseguire, a commentare, a rimestare. Da promotori a seguaci.
I politici, per necessità, per selezione naturale, per le spinte dal basso, per la ricerca del consenso che è il loro fatturato, hanno capito che i social network sono giornali, meglio, sono i nuovi giornali. Tutto quello che vi si pubblica è «pubblico». E conseguentemente li usano a loro vantaggio, anche se non sempre ci riescono.

Molti, invece, rimangono convinti che postare un commento, una foto, un’amicizia sia un fatto privato, come può essere una telefonata (intercettazioni a parte), una lettera, un SMS. Qualcosa che rimane riservato. Chi si comporta in questo modo dimostra di non aver capito niente, rivela una visione infantile e superficiale della realtà in cui vive. Tutto questo è deprecabile in una persona che non rivesta incarichi pubblici, che abbia il suo lavoro, la sua famiglia. Tutte cose che dovrebbero essere protette in un salutare concetto di privacy, privacy che tutti pretendono e molti violano, a cominciare dalla propria.

Che non si renda conto di tutto ciò un personaggio pubblico, mettiamo una persona che ha responsabilità di società affidatele da amministratori pubblici, non è deprecabile, è inconcepibile oltre che incredibile. È ben vero, magari, che qualcuno può essere arrivato a quei posti per la notorietà del nome e per le comparsate sui giornali da sala d’attesa più che per una valutazione seria delle doti, della preparazione, delle esperienze maturate. Ma una cosa è la notorietà, altra e ben differente cosa è la serietà. Quali che siano i motivi che hanno portato a un’assunzione di responsabilità, una volta che la responsabilità si è assunta, occorre comportarsi di conseguenza.

Gli esempi sarebbero moltissimi, che si potrebbero fare, anche nel nostro ristretto ambito provinciale. Amministratori di grandi società pubbliche che si fanno riprendere vestiti da dalmati, in livrea bianca maculata di nero, perché la festa era ispirata alla “Carica dei 101”. Senza neanche mostrare di accorgersi del fatto che quel titolo, in quella circostanza, poteva avere un sinistro valore evocativo. Tuffatori in pose plastiche in piscine private di personaggi pubblici. Feste con commenti a dir poco discutibili e foto di gruppo in esterni.
Tutte cose magari simpatiche, ma quale incontrollabile esibizionismo spinge a darle in pasto al pubblico? Perdono di senso, e di importanza se rimangono confinate nella cerchia dei partecipanti, si suppone amiconi e quindi in grado più degli estranei di apprezzarle?

L’ultimo episodio è quello che il direttore di questo giornale web ha pesantemente stigmatizzato, con felice ironia, nei giorni scorsi. Il presidente della Fiera di Vicenza, Matteo Marzotto, non resiste alla tentazione di farsi un selfie e di postarlo. Quella foto informa più di cento comunicati dell’ufficio stampa e avvalora, comprova quello che sempre la Fiera aveva tentato di smentire: e cioè che la Fiera non è mai stata accreditata all’Onu e che averlo sostenuto era una interpretazione assai distorta e interessata della realtà. La repentina rimozione della foto (peso el tacón del sbrego, si dice in veneto) conferma il tutto e mette il sigillo.

Potremmo dire: bene, benvenuto il selfie. E invece no. Quel fotografo è presidente della Fiera di Vicenza, del Cuoa, ed è stato da poco cooptato nel CdA della Banca Popolare. Nessuna delle tre realtà vive momenti di splendore. Non è colpa sua, sarebbe una ingenerosa sopravvalutazione il pensarlo. Di uno, però, che non resiste alla tentazione di farsi un selfie, come se fosse un adolescente al mare con la fidanzata, desideroso di far ingelosire i compagni di scuola, e con quel selfie azzera fior di comunicati di quella società che in quel momento rappresenta e che gli paga il viaggio, io, al posto di chi lo ha proposto e lo sostiene, mi preoccuperei e molto.

 

PPS
Con diligenza quasi tignosa l’ufficio stampa istituzionale della Fiera di Vicenza smentisce che il selfie di Matto Marzotto sia stato rimosso dalla sua pagina su Facebook. A noi, scorrendola, pareva di non vederla più, ma effettivamente essa compare (a questo link). Ci scusiamo coi lettori e con Marzotto, confortati dal fatto che disponga di un ufficio stampa così attento da non dire una parola sul fatto che la Fiera non è accreditata all’Ecosoc. Che è, e resta, la notizia. Si vede che l’hanno già rimossa. Vvox