Tav, class action contro intese fasulle

Il caso Arcisate in Lombardia e il valore giuridicamente nullo dei protocolli d’intesa. Come quello per la tratta vicentina dell’alta velocità

La vicenda del progetto ferroviario Arcisate/Stabio, che avrebbe dovuto collegare il Canton Ticino con l’aeroporto di Malpensa, è da raccontare come esempio per stare in guardia quando si sente parlare di protocolli d’intesa nelle infrastrutture (come la Tav/Tac Verona-Padova). Progetto classificato strategico e sottoposto alle norme della Legge Obiettivo, è stato approvato dal Cipe nel 2008. Appaltata l’opera a un’Ati (associazione temporanea d’imprese) formata dalla Salini Grandi Lavori Spa, i cantieri aprono nel luglio del 2010, sia in Italia che in Svizzera. Il tratto italiano, tra raddoppio del vecchio tracciato e nuovi binari, copre 9 km, e 6 km riguardano il tratto svizzero.

Dopo aver sventrato tre Comuni (Induno Olona, Arcisate e Cantello), sulla sede di collocamento dei nuovi binari inizia lo scontro tra Rfi e l’Ati, con i 25 mila abitanti dei tre paesi “prigionieri” da quasi 5 anni di inefficienze e irresponsabilità. Che cosa era successo? Dopo 8 mesi dall’inizio dei lavori, analisi rivelano nel terreno una concentrazione di arsenico superiore ai limiti consentiti dalla legge, e quindi scatta l’obbligo della decontaminazione del terreno. Quanto terreno? Dal progetto approvato dal Cipe nel 2009 risulta una produzione da scavi di 1,3 milioni di tonnellate di cui 500 mila da riutilizzare e 800 mila da usare per la produzione di calcestruzzo. L’Ati comunica che il costo della decontaminazione deve essere a carico di Fs come da accordi. La decontaminazione costa circa 28 milioni di euro e le Fs rispondono picche. Tutto si blocca strafregandosene dei cittadini interessati e degli stupidi protocolli d’intesa, firmati dalle amministrazioni comunali. La capo-cordata dell’Ati, la Salini (che ritroviamo secondo socio al 27% di Iricav 2, il consorzio della tratta dell’alta velocità Verona-Padova) chiede per tre volte la risoluzione del contratto.

A maggio 2013 qualcuno si ricorda dell’esistenza di una cava che appare ideale per smaltire le 800 mila tonnellate di terre contaminate. Un nuovo colpo di scena: la cava è stata utilizzata come discarica e presenta una concentrazione d’idrocarburi superiore alla soglia di contaminazione. In questi casi la norma del Codice Ambientale prevede l’analisi di rischio sito specifica, e conseguentemente la messa in sicurezza e bonifica. A questo punto il Cipe approva un nuovo progetto per il conferimento delle terre inquinate e indica le Ferrovie dello Stato quale soggetto che deve pagare gli ulteriori nuovi costi. Nel frattempo Salini ha aggiornato i costi e richiesto a Fs ulteriori 54 milioni di euro per completare il progetto – che serve a rilanciare l’aeroporto di Malpensa.

Gli svizzeri nei tempi previsti hanno realizzato quanto di loro competenza inaugurando la tratta, che non potrà portare nessun cittadino a Malpensa il 26 novembre 2014. Questa vicenda evidenzia chiaramente: a) i protocolli di intesa sono carta straccia sul piano giuridico proprio perché non sono regolamentati dalla legge; b) i veri attori una volta approvato il progetto e fatta la gara sono i general contractors, che a loro volta subappaltano solo sulla base del minor costo e per massimizzare i propri margini di guadagno; c) una minima indicazione sulla utilità sociale dell’opera è data dalla analisi economica prevista dalla legge e compresa solo nello studio di impatto ambientale, che è parte importantissima del progetto definitivo; d) la procedura Delphy ideato dalla Rand Corporation negli anni ’50 viene impiegato per la valutazione dei giudizi degli esperti. Il metodo consiste nell’invio di questionari , a un gruppo di esperti ai quali si chiede di stimare la variazione di una serie d’indicatori (ambientali, sociali, trasportistici etc) a seguito delle diverse scelte di progetto (Vvox ne ha già dato conto grazie a un intervento della professoressa Leder, ndr).

Questa procedura estemporanea nel contesto vicentino dell’alta velocità serve solo per gettare fumo negli occhi. Considerata la coazione a ripetere di questo “non progetto” caro agli studi d’ingegneria e senza possibilità concreta di finanziamento, causa la scelta dei lotti costruttivi. Considerato altresì i danni da annuncio prodotti ai cittadini soggetti a esproprio, l’unica risposta concreta è attivare una class action verso i responsabili che hanno creato danni patrimoniali da annunci con atti che non hanno alcun valore giuridico nella procedura di approvazione dell’opera.