Consiglio regionale, scontro su fiducia

Un consiglio partito a mille quello di Zaia che, in un mese, si è riunito 5 volte, ha approvato una legge, ne ha pensate altre 37, ha affrontato 28 interrogazioni, sostenuto 6 mozioni, più un ordine del giorno. Maggioranza e opposizione sembrano andare d’accordo come conferma il presidente del consiglio Roberto Ciambetti «un’armonia che non si era mai vista nella scorsa legislatura». Tant’è, perfino i temutissimi Cinque Stelle incassano il plauso dei colleghi dell’Ufficio di presidenza da cui pure sono stati esclusi: «Si stanno approcciando alla vita consiliare nel modo giusto, con umiltà». Ma quest’armonia tanto decantata mostra già i primi segni di cedimento sulla proposta di introdurre  la “fiducia” sul modello parlamentare, quella per cui se il provvedimento non passa, si va tutti a casa. Ciambetti commenta: «è già presente in altre realtà regionali, l’importante è non abusarne come sta facendo in modo assolutamente sconsiderato il governo Renzi». Ma il suo vice, Bruno Pigozzo, si mostra molto meno comprensivo: «quando approvammo il nuovo statuto, nella scorsa legislatura, stringemmo un patto politico: via il filibustering , tempi contingentati in aula, ma no alla fiducia, che ora rientra dalla finestra. Siamo contrari perché così si impedisce il confronto».

E il tosiano Maurizio Conte stiletta: «Va bene la quantità ma la qualità del lavoro del consiglio? Non vorrei che l’insistenza di Zaia sull’argomento sia legata ai timori per la tenuta della maggioranza. Prendiamo il collega Guadagnini: poco fa ha espresso delle perplessità sulla riforma della Sanità. Se venisse posta la fiducia, come si comporterebbe in aula?». Molti spunti polemici dell’indipendentista Antonio Guadagnini che, oltre a promuovere una mozione contro le Olimpiadi del 2024 a Roma, bacchetta i giornalisti: «basta attacchi alla Casta, qui si prendono decisioni importanti, per miliardi, il lavoro di questi poveri disgraziati (i consiglieri) va riconosciuto. Fomentare l’odio è un errore». Commenta anche la Corte dei conti: «sono dei funzionari mentre noi siamo eletti. Facciano i controlli, va bene, ma non possono impedirci di svolgere al meglio il nostro lavoro, avvalendoci se necessario di consulenti ed esperti».