Padova, Bitonci: no su tutta la linea per profughi

Patrizia Impresa ridimensiona Massimo Bitonci: «la Prandina verrà piano piano alleggerita e poi smantellata, com’era già nei nostri programmi. È sempre stata solo una soluzione temporanea». Il prefetto poi torna a parlare di profughi con il Mattino di Padova: «non parlerei di sgombero perché noi siamo stati i primi a dire, fin da subito, che si trattava di una soluzione temporanea e su questo non ci sono mai stati dubbi. Sui tempi per lo smantellamento c’è ancora incertezza perché, ovviamente, bisogna trovare prima un’altra soluzione». Lunedì prossimo si riuniranno tutti i sindaci della provincia convocati dal presidente Enoch Soranzo per confrontarsi sul tema: «spero che sia l’occasione giusta in cui, soprattutto i sindaci, trovino un accordo tra loro».

All’incontro probabilmente non parteciperà il sindaco Massimo Bitonci, che non ha mai riconosciuto l’autorità di Soranzo, e che non vuole trovare una soluzione per i profughi, ma solamente liberare l’ex caserma Prandina e tenere fuori Padova da qualsiasi progetto d’integrazione per i migranti. Compreso quello sottoscritto ieri in Prefettura con quattro sindaci di centrosinistra e i vertici della cooperativa “Ecofficina” a proposito dei lavori socialmente utili. A spiegare il “no” di Padova è proprio lo stesso Bitonci: «il motivo è semplice: Padova è anche la città con il maggior numero di disoccupati, anziani e giovani famiglie in difficoltà e l’amministrazione ha deciso che la sua priorità è un’altra: aiutare i residenti, non persone di cui non si conoscono storia e intenzioni. Sono pronto a firmare un protocollo con la Prefettura e le cooperative che consenta di far lavorare i padovani residenti in città e in stato di bisogno»

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