Veneto Banca, Consoli: «non riconosco queste regole»

«Abbiamo lottato contro il vento avverso di una campagna mediatica a dir poco aggressiva, diretta a colpire – anche attraverso la mia persona – la Banca» ma «abbiamo dimostrato capacità di tenuta impensabili anche negli ultimi anni, quando il perdurare della peggior crisi che l’Italia abbia conosciuto ha scosso l’attività industriale e di conseguenza quella bancaria». Così sul Corriere del Veneto Vincenzo Consoli ex direttore generale e amministratore delegato di Veneto Banca dimessosi ieri e sostituito da Cristiano Carrus alla guida dell’istituto.

«In poco più di un anno – aggiunge – lo scenario è ulteriormente cambiato e io, in questo nuovo mondo, faccio fatica a riconoscermi». Consoli si riferisce al decreto Renzi-Padoan, che impone alle 10 banche popolari con più di 8 miliardi di attivo di trasformarsi in Spa che secondo l’ex ad «stravolge le regole stesse che fino ieri hanno governato le banche cooperative e in particolare quelle non quotate», e che «annulla con un tratto di penna una storia più che centenaria, disconoscendo la funzione essenziale che il credito cooperativo ha svolto nell’accompagnare la crescita e lo sviluppo del Paese, marchiando come obsoleto un modo di fare banca il cui successo è stato nell’esser vicino al territorio. Non sono un uomo da Spa – continua il manager -Rimanere al timone potrebbe dover significare difendere la validità di scelte che ho sempre avversato. Ritengo coerente e doveroso fare un passo indietro. Veneto Banca è un’azienda speciale – conclude -. Non dimenticatelo mai».