Scuole cattoliche “senza oneri”. Ma con sussidiarietà

Il dibattito sull’articolo 33 della Costituzione é aperto. Ma va affrontato al di fuori degli opposti integralismi

Il Comune di Livorno nel 2010 impose a un polo scolastico gestito dalle suore salesiane il pagamento dell’Ici. Il contenzioso che ne seguì arrivò fino alla Cassazione. Nelle scorse settimane si è giunti alla sentenza. In sintesi, si afferma che gli utenti della scuola paritaria pagano un compenso per la frequenza. Tale attività assume così carattere commerciale, anche se la finalità è di raggiungere il pareggio di bilancio della scuola, essendo una struttura no profit. Una sentenza che, a ogni buon conto, è solo di annullamento dei due gradi di giudizio e di rinvio al giudice di merito. Ciò è bastato per riaprire nell’opinione pubblica il dibattito sui finanziamenti o sulle agevolazioni alle scuole paritarie.

Il ministro Giannini su questo episodio ha dichiarato che è «necessaria una riflessione» e ha preso come esempio il Veneto. Per il ministro la situazione nella nostra regione «diventerebbe preoccupante, perché il 67% delle scuole dell’infanzia e primaria sono paritarie» e riconosciute con decreto dal Miur. Senza questo servizio, quindi, «lo Stato e la Regione Veneto avrebbero non pochi problemi sia economici sia strutturali». Altresì va ricordato che il servizio educativo della prima infanzia non è gestito solo da enti di ispirazione cattolica, ma anche dai Comuni. L’assessorato alla formazione di Vicenza, ad esempio, gestisce direttamente 16 scuole con 1.125 bambini e bambine dai 3 ai 5 anni, con 94 docenti, 17 insegnanti di sostegno e 45 collaboratori scolastici. Sono numeri elevati e il servizio è di alta professionalità. Anche questa è scuola “paritaria”, quindi nel linguaggio generico è… privata!

Le scuole paritarie attive nel territorio nazionale nell’anno scolastico 2013/2014 erano 13.625, il 71,8% dell’infanzia. Mentre per i primi cicli d’istruzione (scuole dell’infanzia, elementari e medie) c’è una prevalenza di istituti che fanno riferimento a ordini religiosi cattolici – ma non solo come abbiamo visto – nella fascia delle scuole di istruzione superiore il rapporto è diverso: il 60% (1054 scuole su un totale di 1710) sono gestite da enti laici. Questo sistema, nel bene e nel male, fa risparmiare allo Stato, secondo il Miur, circa 6 miliardi e mezzo, secondo la Fondazione Agnelli poco meno di 5 miliardi, poiché oltre 200 mila studenti dell’infanzia sono iscritti nelle scuole comunali che rimane sempre un costo pubblico.

Una compensazione per questo sistema integrato pubblico-privato naturalmente esiste. Nel 2015 saranno erogati dallo stato/Regioni 491,9 milioni alle scuole paritarie. Nel 2004 furono 527 milioni, poi ridotti dal governo Prodi e aumentati a 500 milioni dal ministro Gelmini. Possiamo addentrarci nei meandri della valutazione tecnica dei dati economici. Comunque nessuno può smentire che la scuola paritaria faccia “spendere” di più allo Stato. Naturalmente se poniamo la questione solo sul piano “ideologico”, allora la discussione non trova conclusione.

Il tema richiede invece, da un lato, l’abbandono di valutazioni superficiali propagandistiche, sia da parte cattolica sia “laica”, dall’altro di distinguere e valutare i servizi erogati. Un conto è valorizzare le eccellenze e la presenza capillare delle scuole dell’infanzia nei piccoli centri (purtroppo solo del nord d’Italia) che lo Stato non potrebbe garantire, altro è il fenomeno dei “diplomifici”, per fortuna in costante diminuzione. Sono scuole non di eccellenza ma “elitarie”, nel senso frequentata da studenti selezionati rispetto ai redditi posseduti.

Il dibattito è aperto. Partiamo però ancora una volta dalla nostra Costituzione, che non cessa mai di stupire per la lungimiranza delle sue parole. Sull’articolo 33 è stato detto di tutto e il suo contrario, in particolare sul terzo comma: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Per i costituenti, “senza oneri per lo Stato” significava che le scuole non statali “non hanno diritto ad essere istituite con il finanziamento dello Stato”, ma non che lo Stato non debba mai intervenire a favore delle scuole non statali. L’obbligo al finanziamento è diverso dalla facoltà di concederlo o meno. Già allora si aveva la prospettiva della sussidiarietà nello spirito laico della Costituzione. Una collaborazione per conseguire il pluralismo educativo. Superiamo le parole d’ordine e ragioniamo su questo messaggio che ancora una volta ci offre la Carta costituzionale.