Caso BpVi, denunciati Zonin e Monorchio

8 piccoli azionisti della Popolare vicentina passano all’azione (penale). E i comitati spontanei di soci si organizzano

Erano le 11 in punto ieri mattina quando Massimo Pivetti e Maurizio Dalla Grana si sono presentati alla Procura della repubblica presso il tribunale di Vicenza. Accompagnati dal loro legale Renato Bertelle hanno presentato una denuncia indirizzata ai vertici di BpVi, al collegio dei revisori dell’istituto berico e alla Banca d’Italia. I reati ipotizzati, come anticipato da Vvox.it, sono pesantissimi: false comunicazioni sociali e aggiotaggio. I denuncianti giunti ieri a Borgo Berga erano due, ma la denuncia redatta dall’avvocato Bertelle porta altri sei nomi. Otto persone che si ritengono danneggiate dalla ormai arcinota vicenda del taglio del valore delle popolari venete (nel riquadro da sinistra a destra Bertelle, Pivetti e Dalla Grana).

Nelle 17 pagine vergate da Bertelle, corroborate da copiosa documentazione di supporto, si parla di «esagerata valorizzazione degli avviamenti…» di mendace «classificazione in bonis dei crediti deteriorati» nonché di «rilevanti rettifiche per oltre un miliardo di euro solo per la capogruppo». Insomma si tratterebbe di artifizi «finalizzati a far approvare bilanci migliorativi e perciò falsi rispetto a quelli reali come altrettanto false e tese a ingannare i soci furono le relative comunicazioni e gli altri documenti contabili societari. Si parla di danno che ha colpito «oltre 120.000 azionisti»; si punta quindi l’indice contro «i comunicati trionfalistici» usciti dai vertici della banca nel 2014 considerati «palesemente ingannevoli per il risparmiatore circa la reale situazione aziendale».

E così finiscono sulla graticola il presidente Gianni Zonin e i vice Marino Breganze e Andrea Monorchio. Assieme a loro una sfilza tra supermanager e membri del collegio dei sindaci. «È giunto il momento – sottolinea Bertelle – che i vicentini si sveglino e che le persone colpite da questa sciagura abbondonino paure e ritrosie. L’unica strada realmente percorribile è quella della azione in sede penale. In questo senso – prosegue – vanno stigmatizzati senza se e senza ma quei personaggi che già si stanno muovendo nel sottobosco; i quali sconsigliano proprio la denuncia in sede penale, prospettando la speranza di un accordo bonario con i vertici. È una strategia che non pagherà» aggiunge l’avvocato che è pure consulente tecnico della «Unione titolari azioni svalutate» di BpVi, uno degli svariati gruppi di azionisti che stanno cercando di organizzarsi dopo la deflagrazione del caso popolari.

«Valuteremo con molta attenzione il percorso avviato da Bertelle» fa sapere Daniele Marangoni, uno dei partecipanti più attivi alla riunione organizzata il 28 luglio a Villa Tacchi nel capoluogo berico, durante la quale i titolari di azioni e di obbligazioni si sono scambiati pareri e storie personali con l’ottica di arrivare ad un coordinamento, che «pur nel rispetto delle differenti anime – hanno puntualizzato i presenti – possa essere utile alla causa comune». Marangoni precisa tra l’altro che «oltre alle questioni spiccatamente tecnico-giuridiche è importante mettere a sistema gli sforzi in modo da ottimizzare tempo, risorse  ed energie».

In modo non dissimile, in quella sede, si è espressa l’organizzatrice dell’evento, Elena Bertorelli, responsabile della Casa del Consumatore di Schio, un gruppo molto attivo su Facebook che da settimane sta martellando il web fornendo notizie e spunti di vario genere. «Indipendentemente dall’associazione o dai legali che tutelano questo o quell’azionista, è importantissimo parlarsi, rimanere in contatto, trovare quel minimo comune denominatore necessario per fare in modo che i diritti dei piccoli soci non siano ignorati». Tra l’altro proprio sulla pagina Facebook del gruppo «Azionisti BpVi Banca Popolare Vicenza» ieri è stata data la notizia del tentativo di suicidio, si presume per problemi di natura economica, di una socia della Popolare di Vicenza.