Giovani/5: nessuno insegna la responsabilità

Caro direttore,

ho la fortuna, coltivando la passione per la politica, di lavorare e ragionare talvolta con i vecchi e talvolta con i giovani. Inevitabilmente il tuo pezzo “Abbasso i giovani!” mi ha portato qualche anno indietro, quando alle superiori la professoressa mi ha obbligato alla lettura di un testo che al tempo consideravo noiosissimo, ma che oggi torna di stretta attualità: “I vecchi e i giovani” di Luigi Pirandello.

Oggi la nostra società, a mio modo di vedere, rappresenta molto bene quanto ambientato in quella Sicilia. Una comunità che viveva di scandali, corruzione, malgoverno, gerontocrazia, ma soprattutto una società dove i giovani, in parte imparavano presto a diventare vecchi e dall’altra non si sottraevano alle peggiori abitudini adolescenziali. I vecchi di oggi sono quelli che hanno vissuto la tragedia della seconda guerra mondiale, un dramma che ha segnato in maniera indelebile e materiale le vite dei nostri padri. Per molti questa è stata la scuola della vita e probabilmente l’aver toccato con mano il fondo dell’esistenza li ha resi sicuramente più concreti ed intraprendenti di chi oggi, avendone la possibilità, passa invece il tempo a girare il mondo senza alcuna meta e senza farsi troppe domande sul presente e futuro delle nostre comunità.

Molti giovani d’oggi vivono con spensieratezza ogni tipo di evento, educati da una scuola che non boccia mai, che ti dà sempre una seconda possibilità, da una società buonista che non ti mette mai di fronte alle tue responsabilità ma cerca invece di farle gravare su altri, da media e giornalisti che, dopo aver partecipato alle inutili guerriglie urbane degli anni ’70, te li trovi in TV a discorrere di società e politica manco fossero dei preti.

Non voglio certo scaricare la responsabilità sui vecchi, anzi, penso che di tutto questo noi giovani siamo i principali responsabili, incapaci di agire e di prenderci le nostre responsabilità, rischiando anche di sbagliare. I giovani già vecchi non li considero, anche se la politica ne è piena zeppa. I peggiori, dal mio punto di vista, sono i giovani che grazie ad una gioventù reazionaria, in politica e nella vita, decidono poi di ammorbidirsi e seguire la massa una volta arrivati al potere. Sì, perché tradiscono gli ideali e così facendo tradiscono anche l’idea che i giovani d’oggi possano veramente dare una sferzata ad una società che non è più disposta a lottare, per nulla, probabilmente neanche per la fame.
Il “giovane tipo” si può dividere in due categorie: benestante che usa i genitori come garanzia per condurre una vita agiata, e ribelle che cerca sfogo in finiti contenitori rivoluzionari dove poter emulare i sessantottini diventati oggi, a mio avviso, il peggiore esempio della società moderna.

Per uscire da tutto questo non abbiamo bisogno di eroi o martiri, abbiamo bisogno di tornare alla cultura della normalità, dove se una cosa si considera ingiusta la si combatte e non ci si gira dall’altra parte. Dove i vecchi smettono di fare da parafulmine ai giovani e li mettono di fronte alla proprie responsabilità. Dove la scuola torna ad essere uno strumento di educazione severo e non uno stupido e banale obbligo.

Matteo Celebron
Vicenza

 

I vecchi fanno da parafulmine? Da sfruttatori, semmai, coi giovani a godere nel farsi sfruttare. Non vedendo l’ora di mettersi al loro posto a fare lo stesso.
a.m.