Giovani/10: non vogliamo paternali

Se non i nonni, di sicuri i padri non hanno diritto di criticare. La conseguenza è il gattopardismo

Nell’articolo “Abbasso i giovani” il direttore Mannino scrive che “i giovani sono un branco di nullità” e parla di tre categorie: i politici, gli intellettuali e gli  industriali. Massacra tre gruppi ben precisi, quando invece l’Italia appartiene ad una generazione intera di nuove leve che non si identificano.

Probabilmente coloro che ha citato, piaccia o non piaccia, sono coloro che qualcosa producono in questo mare di nulla. Ed è ora di piantarla con questa tiritera scaricabarile sui giovani che sono nullità, perché come in qualsiasi annata ci sono teste pimpanti e teste svogliate. Forse i nostri nonni e bisnonni possono reclamare un coraggio perduto, ma le generazioni successive che hanno vissuto il benessere degli anni ’80, del lavoro preso al secondo colloquio e del Pil al 15% a chi vogliono fare la paternale?

La verità, almeno la mia verità, è che ogni individuo a prescindere dalla data di nascita ha la possibilità di capovolgere qualcosa a questo mondo e se fossimo tutti un po’ più artefici del destino comune e meno giudici di un  X Factor che non c’è, forse e dico forse, già qualcosa di buono ne verrebbe fuori. Pare invece che ogni generazione scarichi colpe su quella precedente o su quella successiva: oggi è colpa dei figli, ieri dei padri, dopodomani dei nipoti. Abile metodo gattopardesco per far sì che tutto cambi affinché nulla cambi. La storia si ripete.

Le tre categorie sono rappresentative del bersaglio scelto, la futura classe dirigente. Che ha il diritto ma anche il dovere di produrre qualcosa di più di una difesa d’ufficio generazionale che non dice nulla di nulla.
a.m.