Atletica leggera, la Cestonaro si racconta

Dopo il successo ai Campionati Italiani Assoluti di Torino, intervista alla giovane triplista vicentina

Si sa, nelle piccole città ci si conosce un po’ tutti. E non è raro, una volta cresciuti, incontrarsi per strada ricordando insieme l’epoca delle scorribande, delle piste in cortile, dei compiti per casa. O dello sport. Erano i primi anni del 2000 e in casa Cestonaro ci si preparava per uscire. «Mamma, posso andare anche io con loro al campo d’atletica?» chiedeva Ottavia tra una capriola e una piroetta sul divano. Non stava mai ferma e, allo stesso tempo, non smetteva mai di ridere. Era ancora troppo piccola per gli allenamenti, ma già impaziente di iniziare.

Oggi Ottavia Cestonaro, classe 1995, è una delle promesse vicentine dell’atletica leggera, con un palmares che conta già 21 titoli nazionali, un oro agli europei juniores del 2013 e il recentissimo titolo italiano assoluto nel salto triplo conseguito a Torino lo scorso 26 luglio, con un personale di 13.76m che la pone al sesto posto all-time della sua categoria, promesse (under23). Nel 2013 Ottavia entra nel Gruppo Sportivo Forestale. «Sono riuscita a fare della mia passione il mio lavoro. Sono molto fortunata perché so che ci sono moltissime persone che pagherebbero per poter dire la stessa cosa».

Cosa vuol dire fare una scelta di vita come quella di essere atleta professionista? «Sicuramente è un tipo di vita particolare. I nostri doveri non si limitano al solo allenamento, ma spesso interessano anche il nostro tempo libero. Anche il semplice uscire con gli amici, andare a ballare, mangiare la pizza o il gelato fanno parte delle tante cose che dobbiamo tenere sotto controllo ai fini di una prestazione ottimale. A tratti, per chi la vede da fuori, può sembrare una vita noiosa, piena di sacrifici e rinunce. In realtà, si tratta di semplici scelte».

Al di là del Corpo Forestale, la maglia di Ottavia è stata sempre la stessa, quella dell’Atletica Vicentina (AV). Ma come se la gioca il Veneto in termini di preparazione atletica e risultati in confronto alle altre regioni? E Vicenza? «A 14 anni ho partecipato ai campionati italiani di categoria vestendo la maglia del Veneto. La nostra Regione era sempre tra le più forti d’Italia assieme alle più grandi, Lombardia e Lazio. Vicenza come città, e soprattutto come provincia, può vantare tantissimi atleti di talento che contribuiscono a formare le squadre giovanili e assolute della nazionale italiana. L’Atletica Vicentina, è tra le prime società di tutta l’Italia e, cosa ancora più importante, è interamente formata da atleti “di casa”. Non fa alcun tipo d’acquisto al di fuori della provincia».

E poi c’è Sergio Cestonaro, allenatore e padre di Ottavia, una costante nella vita sportiva dell’atleta. Ancora una volta, la domanda sorge spontanea. Non è così raro, in campo sportivo professionistico, essere allenati dal proprio genitore. Come ti trovi nella veste della figlia-atleta? «Spesso un rapporto di questo tipo sfocia in genitori che vogliono controllare il figlio in ogni minimo aspetto della quotidianità o che proiettano le loro ambizioni in modo sbagliato. Devo dire che quello con il mio Babbo Sergio è un rapporto sano e sono molto felice di quello che siamo riusciti a creare con il tempo. Non è facile. Quando le cose non vanno bene, l’aspetto emotivo e il legame di sangue complica ulteriormente il tutto; se lui vede che non sono soddisfatta delle prestazioni si colpevolizza e allo stesso modo io mi sento responsabile quando non riesco a dare il meglio perché so che in questo percorso siamo in due. In questo ci aiutano molto mamma Tiziana e mia sorella e fisioterapista Mavi. Fanno le voci fuori dal coro e cercano di farci ragionare quando noi siamo totalmente assorbiti dal mondo “atletica”».

Si è parlato di professione, società, allenamenti. Poi c’è il salto. Triplo, per la precisione. «Credo sia l’aspetto mentale, la testa a fare la differenza tra gli atleti e i veri campioni. Ciò che mi aiuta, prima di saltare, è evitare i pensieri negativi, rivedere il gesto tecnico mentalmente per poi arrivare in pedana. Lì, si stacca la spina e quando arriva il momento di saltare bisogna farlo solo con il cuore. I salti vincenti sono quelli in cui metti un qualcosa in più a livello emotivo, quelli in cui ti senti tutt’uno con quello che stai facendo. Sei felice di essere lì, in quel preciso momento. Prima del salto agli Europei Under20 che mi ha permesso di vincere, ho pensato a mia nonna che mi guardava dal cielo e che quel giorno avrebbe compiuto gli anni». Sul futuro Ottavia non fa progetti precisi, vive giorno per giorno, dice. E mentre restano ancora due anni di categoria giovanile prima di entrare nel mondo assoluto, forse forse un sogno all’orizzonte si vede. Cinque cerchi colorati. Come darle torto.