Profughi, basta ozio: lavori utili anche a Vicenza

Se c’è una cosa che Achille Variati, sindaco di Vicenza, non tollera è l’ozio. Soprattutto se a praticarlo sono i migranti che vengono ospitati dalla città. «L’ozio è un peccato capitale e per questo non mi sta bene che ci siano 300 persone che passano il tempo contando le ore, a gambe accavallate e fumando una sigaretta. Possano rappresentare un problema sociale», afferma il sindaco al Giornale di Vicenza. Il primo cittadino ha deciso di prendere spunto dal collega Flavio Tosi: chiedere ai profughi di svolgere lavori socialmente utili. Variati specifica: «rimango molto critico sulle modalità di ospitalità. Tuttavia sono anche sindaco e ancorché io non abbia collaborato con la prefettura non posso ignorare che qualche centinaio di giovani uomini tra i 20 e i 30 anni sta vivendo nella mia città senza fare niente tutto il giorno. Ritengo corretto cercare di governare il fenomeno e avviare questa iniziativa». Il progetto ricalca quanto fatto a Verona e Bassano: «sarà un incarico gratuito e su base volontaria. La legge parla chiaro: i migranti che arrivano in Italia nei primi sei mesi non devono lavorare. Possono solo svolgere attività socialmente utili, per la quale non possono ricevere neanche un euro».

Un concetto che il sindaco trova contraddittorio: «se una persona viene in Europa per lavorare non sta né in cielo né in terra che passi il suo tempo su una panchina». La proposta è stata presentata alle undici cooperative che si occupano dell’accoglienza a Vicenza ed è stata ufficializzata ieri da Variati e dall’assessore al sociale Isabella Sala: «i profughi affiancheranno due aziende di Aim: Valore Ambiente e Amcps. Si occuperanno del servizio di spazzamento delle strade, e in particolare del problema delle foglie visto l’avvicinarsi dell’autunno, ma anche della pulizia delle isole ecologiche. Potranno poi svolgere lavori di manutenzione urbana: dipingere panchine o sistemare staccionate. Non riceveranno un euro: sarà il loro modo di dire grazie a Vicenza». Il sindaco conclude: «a ciascuna cooperativa ho chiesto di avviare un’indagine per capire quanti sarebbero disponibili. Attendo il responso. Mi aspetto un numero di adesioni importante: non capirei il loro no. Me lo dovrebbero spiegare bene. Mi attendo almeno 150 risposte».

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