Zaia: «Nobel per la pace a Europa? Revocatelo»

Il 10 dicembre 2012, l’Unione Europea si aggiudicò il premio Nobel per la pace «per aver contribuito alla pace e alla democrazia, nonché alla tutela dei diritti umani in oltre sessant’anni di attività». Ieri, il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha chiesto che quel premio venga ritirato: «come può l’Europa lasciare che ogni anno muoiano in mare quattro-cinquemila persone? Permettere che una decina di Stati tengano le frontiere chiuse nonostante Schengen? E ancora consentire 34 chilometri di muro in Ungheria e un muro in Bulgaria? L’Europa si gira dall’altra parte rispetto a un esodo biblico che, in quattro anni, ha visto arrivare nei nostri paesi, con un crescendo inarrestabile, un milione di persone».

La soluzione per Zaia è una sola, come spiega al Mattino di Padova: «allestire campi di accoglienza in Nord Africa. Questo governo d’incapaci non ha scuse. Troppi milioni di euro si buttano per pagare un’accoglienza che non è tale. Lo ripeto: vanno fatti campi di accoglienza in Tunisia, in Algeria, in Marocco, in Egitto, anche in Libia nonostante la guerra, così come c’era in Afghanistan, dove a suo tempi i campi profughi furono realizzati. Garantendo poi un corridoio umanitario per i veri profughi. Questa accoglienza ci costerebbe meno del sostegno a iniziative come Triton o Mare Nostrum: con l’equivalente di 30 euro al giorno possiamo fare dei campi a cinque stelle». E Zaia ricorda che anche la sua famiglia ha sperimentato l’emigrazione: «mio nonno è stato costretto a emigrare negli Stati Uniti. Attenzione, però. Mio nonno, oltre Oceano, ci è andato “con le carte”. Adesso io dico no a nuovi arrivi perché un immigrato che arriva adesso trova già altri 42 mila immigrati che non hanno un’occupazione. Cosa ci viene a fare allora in Italia se non c’è la prospettiva di un lavoro»?

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