Alta velocità Vr-Pd, vincoli Cipe ignorati

La delibera risalente al 2006 è ancora valida. E pesano i paletti europei alla finanza pubblica

Il Consiglio Nazionale Ingegneri ha presentato a giugno un’analisi che riguarda le opere strategiche della legge obiettivo del 2001. Un programma di 206 opere, che attivavano 735 interventi per 150 miliardi di euro. Le opere strategiche realizzate finora? Il 16%. Quello che sfugge però sono la visione d’insieme e i vincoli Ue. Nel 2008, inizio della crisi, gli investimenti dello Stato ammontavano a 78,6 miliardi di euro, nel 2014 sono scesei a 57 miliardi di euro, quest’anno a 38 e saranno 31 nel 2016. La causa è il pareggio di bilancio spostato al 2017, con un rapporto tra debito e ricchezza prodotta dal 132,5% del 2015 al 123,4 % del 2018 al 60% del 2036, come  da obblighi Ue (Fiscal Compact).

Appaiono davvero stucchevoli, allora, le iniziative assunte sul “non progetto” alta velocità Vr-Pd, dove si arriva all’assurdo di una “procedura Delphi” su uno studio di fattibilità che assolutamente non può dire nulla su un’opera strategica, per giunta vincolata, sempre dalle norme europee, alla valutazione d’impatto ambientale. Bisogna sapere che quando si elabora un progetto di opera pubblica si fissano anche dei vincoli alle zone da espropriare, che durano 7 anni. Col vincolo si dice al Comune che in quella zona dove sorgerà l’opera pubblica, non può autorizzare costruzioni. I vincoli per il tratto Vr-Vi sono sorti nel 2006, quando è stato approvato dal Cipe il progetto preliminare con la delibera 94. Vincoli scaduti a novembre 2013 e rimessi dal Cipe con delibera pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.57 del 10 marzo 2015.

Dove stanno la novità e il diritto a classificare come fandonie tutte le cose dette in questi mesi dalla lobby politico-affaristica? Nella delibera Cipe si leggono due cose importanti: 1) “il progetto preliminare, approvato con  delibera n. 94 del 2006, mantiene inalterata la sua validità; 2) la riproposizione del vincolo è stato richiesto dal Ministro delle Infrastrutture e la delibera Cipe porta la firma del presidente Renzi. Cosa significa che la delibera del 2006 mantiene “inalterata” la sua validità? Che tutti gli atti connessi sono validi, e tra questi c’è la fondamentale “Relazione Istruttoria della Commissione di Valutazione Impatto Ambientale del Ministero”, sulla quale è stata espressa la positiva compatibilità ambientale e senza la quale il progetto è nullo.

Alla pagina 17 si legge che “Le caratteristiche tecniche della linea sono: a) velocità massima di progetto 220/250 Km/h; b) alimentazione elettrica 25 Kv in corrente alternata; c) raggio minio di curvatura 3700 metri. Questi parametri sono attualmente vigenti e riconfermati dalla delibera firmata da Renzi. Tutto il dibattito di questi mesi su una linea a 160 Km/h e con alimentazione elettrica come quella attuale, su quali elementi si è fondata? Perché il Comune di Vicenza ha ignorato la delibera firmata da Renzi, attivando un surreale dibattito sul nulla e non avendo alcuna competenza in proposito? Quanti danni, in termini di svalutazione del valore delle residenze da espropriare, ha causato? Sulla base di quali elementi di certezza gli uffici tecnici hanno inviato lettere a potenziali espropriati? Chi paga tutto questo?

I ritardi nella realizzazione delle opere strategiche, i vincoli di finanza pubblica posta dall’Ue, la scelta dei lotti costruttivi, la totale confusione di questi mesi tra un illegittimo studio di fattibilità approvato da un incompetente consiglio comunale e  un “non progetto” e infine la scomparsa di 649 milioni di euro tra contratto Rfi-Ministero 2014 e aprile 2015 la dicono lunga sulla serietà e responsabilità di tutti gli attori istituzionali e non, che hanno solo generato danni ai cittadini. Una riflessione seria sull’uso della capacità residua di 101 treni sulla tratta Vr-Pd (fonte RFI dicembre 20139) è l’atto responsabilmente doveroso da fare se si è davvero amanti del bene comune.