Liddell all’Olimpico? Ignoriamola

“Vietato vietare”, diceva un motto del Maggio francese. Allora meglio l’indifferenza, verso la pseudo-arte

Caro direttore,
permettimi alcune riflessioni sul tuo pezzo sull’Olimpico “blasfemo”. Ovviamente – lo puoi ben immaginare – sono d’accordo con te per quel che riguarda il concetto di censura. “Vietato vietare”, stava scritto sui manifesti del Maggio francese, e per quanto mi riguarda ritengo che quello slogan sia ancora uno dei fondamenti minimi della libertà. Come pure, certo immaginerai come io non condivida nulla né coi consiglieri di Idea Vicenza né tantomeno con quelli della Lega, e dunque anche in questo caso nessuna solidarietà con chi finge di ergersi a paladino del RISPETTO e della LIBERTA’ e poi cavalca le battaglie fantascientifiche sul Gender (censurando, a proposito di censure, le biblioteche scolastiche: ma questo sarebbe un altro discorso).

Credo invece che alcune domande sul valore dell’opera di Angélica Liddel ce le dobbiamo fare da un altro punto di vista, considerando cioè cosa l’ha ispirato e per quali ragioni essa sia stata scelta dagli intellettuali “organici” della giunta Variati.
Quanto all’ispirazione, beh, sai bene che potremmo partire da lontano. “È del poeta il fin la meraviglia”, diceva il Marino, ma da allora moltissimi hanno interpretato in modo molto personale questo suo invito. Basta pensare alle messe in scena operistiche che da decenni impestano i palcoscenici di tutto il mondo, colme di balordaggini e volgarità che nulla più hanno a che fare col testo proposto, e che manifestamente servono solo a provocare orgasmini intellettuali all’Ego dei registi e degli scenografi. Basta pensare a quelle che oggi si chiamano “performances” – e che una volta si chiamavano porcherie – con cui da decenni si esprimono pseudo-artisti e schizzati vari. Mi piace ricordare in particolare Gilbert & George, che dipingono con ogni tipo di “fluido” biologico, e Orlan, che ha massacrato il suo stesso corpo (in passato molto apprezzati dal Manifesto). Per finire a Frank Willens, che recentemente si è esibito pisciandosi in bocca.

Oggi tocca alla signora Liddel squadernarci sul palcoscenico dell’Olimpico corpi nudi, prelievi di sangue (ma i Mani di Andrea Palladio andranno a tirarle le gambe di notte!) e raccontarci come e qualmente abbia praticato l’autoerotismo con un crocifisso, e francamente, pur nutrendo un filo di preoccupazione su quali danni possa aver così apportato ai suoi organi interni, dobbiamo però concludere che, onestamente, del suo auto o etero erotismo – come di quello di chiunque altro! – non ce ne frega una beata cippa, e ci sfugge la necessità, sia pur “artistica”, di esibirlo su un palcoscenico.

Pare invece – ed è questo il punto, carissimo Alessio – che siano state proprio queste (ehm, vogliamo chiamarle “stranezze”?!) a far entusiasmare l’intellettuale ‘organico’ della Giunta, Jacopo Bulgarini d’Elci, che perde letteralmente il controllo, abbandonandosi appunto ad ineffabili orgasmi verbali (del resto siamo in tema …). Prima accusa i detrattori dello spettacolo di rimpiangere l’Index Librorum Prohibitorum, poi addirittura di essere “grotteschi” (ehm… loro?!). Infine – bada bene: sempre senza entrare nel merito del valore ‘artistico’ della pièce – si congratula che “la stampa nazionale dedichi molto spazio allo spettacolo” (Calomniez, calomniez, il en restera toujours quelque chose”, ovvero cosa non si fa per la celebrità), affermando che “ciò dimostra quanto siamo riusciti a far crescere l’offerta culturale portando in scena eventi eccezionali di portata eccezionale: lo spettacolo è conteso da molte piazze e siamo riusciti a strapparlo (li me’ cojoni!, come direbbero a Roma) ad altri teatri”. Zampillo finale: “È la mediocrità il nemico da combattere!”. Tel chi il Marino de noantri. Ed è qui che ti rendi conto che, per mediocri come te e come me, in questa Vicenza International non c’è spazio. Del resto, sul GdV del 26/8/15, la stessa Liddel, in piena estasi mistica, ce lo ricorda, e di fronte a quella valanga di epifanie, di Hoelderlin e di Nietzsche dobbiamo ammettere che, davvero, non abbiamo capito niente.

Dunque, che fare, come diceva quel tizio, avendo noi rifiutato a priori l’arma della censura? Beh, caro Alessio, come tu sai benissimo ne esiste un’altra, forse ancor più micidiale: l’indifferenza. Lasciamo dunque, la sera del 18, la signora Liddel alle sue fantasmagorie, e il sig. Bulgarini d’Elci ai suoi gridolini, e rimaniamocene a casa, magari con un buon libro in mano, Del resto, lo scaffale degli autentici dissacratori è talmente ampio che non avremo difficoltà a trovarne qualcuno con cui passare una serata di autentica intelligenza. Quella di ribellarsi e rifiutare, caro Alessio, è ancora una delle poche, autentiche libertà che ci siano rimaste. Dell’essere dei mediocri, beh, ci faremo una ragione: peccato che Bulgarini d’Elci sicuramente non ci inviterà mai ad una première.

Caro Giuliano,
la tua posizione si distingue per ragionevolezza: rifiuti la censura, e legittimamente ti rifiuti di andare a vedere un’opera che non ti interessa. Io invece penso andrò a vederla. Se, da assoluto profano di teatro quale sono, ne uscirò disgustato, il mio giudizio sarà però esclusivamente estetico. Non etico o politico. E’ questo, il punto che i nostri Catoni da strapazzo non capiscono. a.m.