Mose, scoppia cassone in cemento

Un cassone in cemento del Mose è scoppiato per la pressione troppo alta del calcestruzzo. L’incidente alla bocca di porto di Chioggia è avvenuto tempo fa ma solo ora sono in corso i lavori di ripristino del grande manufatto. Si tratta di una delle 30 basi di cemento da 16 mila tonnellate, affondate in laguna per costituire la barriere di appoggio alle 78 paratoie, montate oggi solo nella bocca di Lido-Treporti e in via di sperimentazione. Una camera iperbarica è stata montata per consentire agli operai di lavorare sul cassone sott’acqua: un’operazione che costerà dieci milioni di euro e comporterà un notevole ritardo che si sommerà a quelli già in corso per la costruzione dell’opera. Si parla di errore tecnico: in fase di aggiustamento del cassone, i lavoratori dell’impresa Condotte hanno pompato tonnellate di calcestruzzo per stabilizzarlo una volta affondato.

Il calcestruzzo doveva sostituire la sabbia del fondale che però è rimasta al suo posto, aumentando in questo mondo la pressione sul manufatto: questo ha portato allo scoppio del cassone in questione, la cui operazione di affondamento era stata pubblicizzata con grande entusiasmo, sottolineando la precisione millimetrica dell’operazione. «Purtroppo l’errore umano può sempre accadere. I costi del lavoro aggiuntivo saranno coperti dall’assicurazione», spiega un tecnico del Consorzio al Mattino di PadovaNon si tratta del primo incidente ai danni del cantiere del Mose: il crollo di una parte della diga foranea in pietra d’Istria da 43 milioni di euro appena collaudata prima e l’allagamento di un cassone in seguito a una mareggiata dopo. Il Mose, opera costata quasi sei miliardi di euro, secondo i dati del Consorzio è al’85 per cento della sua realizzazione: manca all’appello l’avvio del sistema delle paratoie.

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