Postare foto di panorami? Proibito

Fotografare e pubblicare immagini con edifici recenti viola il diritto d’autore. In Veneto solo 20 Comuni hanno “liberalizzato” i propri monumenti

Chi di noi soprattutto non ha assaporato quel narcisistico piacere di immortalare qualche bel panorama e condividerlo nei social network per dare sfoggio delle proprie capacità artistiche o anche solo più semplicemente per sfruttare la comodità di queste moderne cartoline? Eppure in pochi sono consapevoli che questo potrebbe configurare una violazione del diritto d’autore, soprattutto se l’opera che fa da prezioso sfondo alla nostra cyber-cartolina è un manufatto recente, diciamo non più antico di un secolo. La policy dei principali social media impone infatti a chi posta foto di assumersi la responsabilità di dichiarare che sono libere da qualsiasi diritto di terze parti. Questo problema, sollevato già nel 2007 con una precorritrice inchiesta dal giornalista svizzero Luca Spinelli, si inquadra all’interno del dibattito sulla cosiddetta “libertà di panorama”,  che è stata oggetto di una recentissima risoluzione del Parlamento Europeo.

Nel mese di luglio è stata accolta l’obiezione dell’eurodeputata del partito pirata tedesco Julia Reda, scongiurando il rischio che fossero adottate nuove norme comunitarie a maggior tutela del diritto d’autore sulle piattaforme web a discapito della libertà di panorama, secondo un impulso di derivazione francese che evidenzia il rischio che le foto scattate ingenuamente e genuinamente postate sul web, possano divenire oggetto di sfruttamento commerciale e conseguente violazione del diritto d’autore,.
Ad oggi quindi in assenza di una disciplina comunitaria si demanda ai singoli Stati la regolamentazione del diritto di panorama ed essi hanno adottato approcci differenti che spaziano da una libertà pressoché totale, tipica degli ordinamenti anglosassoni di diritto comune, a importanti limitazioni quali quelle di derivazione francese.

In Italia non ci sono norme certe che disciplinino la questione e, nel silenzio/incertezza della legge, la dottrina maggioritaria ritiene che, in caso di opere protette o di incerta “liberazione”, per immortalarle e pubblicarle sul web sia necessario pagare i diritti oppure ottenere una esplicita autorizzazione da parte dei titolari, siano essi enti o privati che ne siano proprietari o ne abbiano in gestione e sfruttamento il bene. I casi più spinosi sono rappresentati pertanto da quei manufatti esposti in luogo pubblico, di proprietà non ben definita, il cui autore è in vita o deceduto da meno di 70 anni, o ancor peggio se l’opera non è classificabile come artistica, ma come istallazione con scopi commerciali. In questi casi conviene attingere alla fonte, ossia all’elenco dei beni “liberalizzati” che si possono fotografare, rinvenibile on line a questo indirizzo.

Tutto il Veneto, per esempio, annovera meno di 20 comuni che hanno liberalizzato i propri monumenti. Che fare allora se il monumento da immortalare non è recensito? Anzi, se il Comune che lo ospita non è neppure in elenco? Ci si dovrà armare di santa pazienza, contattare il Comune per conoscere se l’opera è pubblica o privata e se esposta gratuitamente o meno. L’esposizione in luogo pubblico non implica infatti nessuna automatica concessione all’uso no profit delle immagini. A nulla vale l’argomentazione dell’uso privato testimoniato dal fatto di essersi ritratti assieme all’opera, poiché la successiva pubblicazione sul web soggiace alle regole commerciali di sfruttamento del materiale secondo le policy a suo tempo accettate nell’accreditamento alle piattaforme multimediali!

Ora che il tentativo di limitare il già claudicante diritto di panorama è stato (momentaneamente) respinto, suggerirei di non riposare in attesa del prossimo assalto e di dare forza ad una bella iniziativa di Wikimedia Italia denominata Wiki Loves Monuments. Si tratta di un concorso che si svolgerà dall’1 al 30 settembre 2015 in cui si invitano tutti i cittadini ad immortalare il patrimonio culturale italiano. Tutte le fotografie inviate, che potranno essere state scattate in qualsiasi momento, verranno rilasciate con licenza libera e saranno pubblicate su Wikimedia Commons, il grande database multimediale di Wikipedia. Come spiegano i promotori è possibile partecipare al concorso solo con immagini di monumenti “liberati” dagli enti, presenti in una apposita lista creata da Wikimedia Italia. Per questo serve sollecitare le istituzioni, pubbliche e private, ad aderire, autorizzando la pubblicazione delle immagini dei monumenti di loro proprietà, in attesa che anche il nostro Paese si doti di norme meno conservatrici e più aderenti ai mutati tempi della sharizzazione globale.