Da Treviso al Kenya per salvare i baby elefanti

Da Treviso al Kenya per una nobile causa: salvare gli elefanti traumatizzati dalle azioni dei bracconieri. Sembra la trama di un film, invece è l’avventura che sta per compiere il veterinario moglianese Aldo Giovvannella.  A Nairobi troverà ad attenderlo Kitaka, un piccolo esemplare di elefante africano di quattro anni. Giovvannella, fondatore del Pengo Life Project, ha un rapporto speciale con l’elefante, vittima dei bracconieri come spiega alla Tribuna di Treviso: «Kitaka è uno dei primi elefanti che ho curato in Africa. L’ho visto crescere, fin dai primi mesi di vita. Mi ha sbilanciato emotivamente notare come ogni volta che mi incontra, anche a distanza di tempo, continua a riconoscermi. Per salutarlo soffio dentro alla sua proboscide». Quindici persone aderiranno alla spedizione di due settimane del Pengo Life Project, iniziativa unica in Italia, che permette di partecipare ad interessanti attività, come l’affrancamento alle squadre di ranger che combattono contro i bracconieri o l’adozione a distanza di piccoli di elefante.

«Il bracconaggio è una realtà criminale molto diffusa e preoccupante che va combattuta con ogni mezzo. Sosteniamo il David Sheldrick Wildlife Trust che gestisce a Nairobi e in altre zone una nursery, un centro di cura, un orfanotrofio per elefanti e rinoceronti e si occupa del loro reinserimento». Per impadronirsi dell’avorio, i bracconieri preparano grandi buche nella savana dove imprigionare gli animali: i danni maggiori sono a discapito dei piccoli che non si riprendono dal danno subito. Una volta soccorsi, ad attenderli una lunga riabilitazione: «dopo qualche anno in cattività avviene il graduale reinserimento in natura. Si tratta di una fase che dura circa 9 anni», afferma. Gli esemplari nel centro di Nairobi sono circa una trentina ma non c’è più Kitaka: è stato trasferito in un altro centro, per il graduale reinserimento prima di tornare libero.

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