BpVi, sindacati chiedono azione di responsabilità

Gli azionisti di Banca Popolare di Vicenza sono sul piede di guerra dopo la chiusura della semestrale che ha certificato un miliardo di buco. In particolare i sindacati (Fabi, First-Cisl e Fisac-Cgil) puntano il dito contro i due aumenti di capitale 2013 e 2014 per la banca da 1,5 miliardi di euro realizzati – secondo la Bce – solo con finanziamenti non ammessi per 974 milioni di euro concessi dalla stessa Bpvi per acquistare azioni proprie, il tutto con pressioni sui propri dipendenti a vendere questi titoli. «Il dato ci fa male  – scrivono i sindacati in un comunicato ripreso dal Mattino e dal Corriere del Veneto – giacché in tempi non sospetti (ottobre 2012) avevamo diffidato la direzione generale dal mettere in atto prassi aziendali in palese violazione delle norme civilistiche e dei regolamenti aziendali sulla negoziazione di azioni di propria emissione. Se i nostri messaggi forti e chiari fossero stati recepiti non saremo oggi in questa situazione».

I sindacati vogliono la «pulizia» non «solo nei numeri ma anche di chi ha condotto a questi risultati con conseguente azione di responsabilità, salvaguardando i colleghi che hanno operato con dedizione e competenza senza ricevere alcun tipo di incentivo o di premio. Per troppi anni ci è stata chiesta fiducia in nome di una Banca e di una “famiglia” a cui abbiamo creduto e che ci ha tradito come dipendenti e come soci. Il tempo della fiducia è finito. Nessun mandato in bianco per il futuro». Quanto al nuovo piano industriale si ribadisce: «Non accetteremo che la cura dimagrante ricada esclusivamente sui colleghi». Intanto il presidente di BpVi Gianni Zonin tenta di gettare acqua sul fuoco con una missiva inviata ai dipendenti: «sarebbe un errore se i nostri 120 mila soci gettassero la spugna per sfiducia, sconforto o impazienza… non fareste né il vostro interesse né quello della banca».