Mose, subappalti dubbi: commissari in Procura

I commissari del Consorzio Venezia, Luigi Magistro, Francesco Ossola e Giuseppe Fiengo, ne hanno viste talmente tante sui lavori del Mose che ormai non si stupiscono più di niente. Si intuisce dalle numerose segnalazione inviate alla Procura sul sistema subappalti negli ultimi 8 mesi. Nessuna sorpresa nemmeno sulla rottura del cassone di pochi giorni fa (leggi qui). Se lo stupore è poco la preoccupazione è tanta, come spiega il giurista nominato commissario Fiengo al Corriere del Veneto: «è mancata una regia tecnica comune e stiamo studiando come avviare un pre-esercizio prima ancora che tutti i cantieri delle barriere mobili contro le acque alte siano completati». Del cassone tutti sapevano tranne l’opinione pubblica. Il fattaccio, archiviato come intoppo tecnico, è accaduto quasi un anno fa a causa di una valvola difettosa che aveva fatto fuoriuscire il cemento in mare (un errore da 12 milioni di euro e sarà liquidato dall’assicurazione della Clodia di Chioggia).

I commissari stanno continuando a fare verifiche che si articolano in due filoni principali: il ruolo dei subappalti e l’effettiva efficacia delle dighe mobili per la difesa di Venezia dall’acqua alta. Fiengo spiega: «abbiamo segnalato alla Procura varie situazioni dubbie. E ultimamente ho detto no ad un subappalto che non era adeguatamente e sufficientemente motivato». L’altro timore, tutt’altro che infondato, è che l’ingranaggio complessivo delle barriere mobili, una volta attivato, si inceppi: «tra i nostri compiti c’è quello di assicurare che l’investimento dello Stato vada a buon fine. Su un sistema costruito per ingranaggi separati se non si incastrano, salta tutto», conclude Fiengo.