Zonin scaricabarile. Ora Sorato parli

Il presidente della BpVi accusa l’ex management dello scambio illegale fidi-azioni. Ma risulta che lui sapesse. E avrebbe dovuto sapere

Del miliardo e 400 milioni di euro di aumento di capitale raccolto dalla Banca Popolare di Vicenza fra 2013 (506 milioni, agosto) e 2014 (due tranche da 600 e 300 milioni, maggio), i 974 milioni stralciati dalla Bce perché finanziati agli azionisti dalla stessa banca sono stati «operazioni non consentite» con responsabili precisi: il «precedente management» dell’istituto. Parola del presidente Gianni Zonin, ieri in un’assemblea “motivazionale” coi funzionari della «gloriosa popolare», ultimamente poco motivati. E timorosi dell’umore nero dei soci, che convivono da mesi con la sensazione di essere stati raggirati. In pratica, il Presidente Eterno (da vent’anni al timone, a quanto dice lui dovrebbe schiodare a mesi, quando BpVi si tramuterà in Spa) senza farne i nomi punta il dito contro l’ex direttore generale Samuele Sorato (in foto), dimessosi a maggio, e gli ex direttori Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta, fuori da inizio giugno. Tutti usciti per “separazione consensuale”.

Ora, a parte il fatto che sono ancora in sella manager che c’erano pure prima, con questa mossa Zonin vorrebbe uscirne anche lui, dal ginepraio con possibili risvolti giudiziari, ma profumato alla lavanda. E già, perché concedere un finanziamento a fronte della sottoscrizione di azioni è vietato dalla legge (art.2358 comma 6 del Codice Civile). Ergo, Zonin ha accusato Sorato & C di aver commesso un reato. Ci aspetteremmo che vada in Procura a denunciarlo. Così magari, già che c’é, può chiedere se e come procedono le querele per aggiotaggio e false comunicazioni sociali partite a suo carico da un gruppo di soci, stufi di chiacchiere e passati alle vie legali.
Del resto, è stato proprio sul rimpallo di responsabilità su come è avvenuto il rafforzamento patrimoniale del 2013-2014 che si è consumato lo scontro fra Zonin e Sorato. Delle due l’una: o quest’ultimo e gli altri con lui, hanno fatto quel che avrebbero fatto «senza informare il consiglio di amministrazione» (Zonin dixit) macchiandosi pure di cattiva condotta aziendale, e allora presidente e cda di fatto non controllavano la banca; oppure lo hanno fatto con il consenso del vertice, e quindi Zonin avrebbe mentito.

Come già riportavamo una settimana fa, al di là delle carte bancarie che un magistrato volonteroso potrebbe passare ai raggi (sempre che, oltre che a Berlino, ci sia un giudice anche a Vicenza), resta agli atti una dichiarazione rivelatoria di Zonin sull’aumento del 2013 che tutti, funzionari soci e persino il cda hanno potuto leggere: «Il 40% dei nuovi soci ci ha chiesto un finanziamento per aderire al piano proposto; il 60% invece non ha avuto bisogno di alcun sostegno» (Giornale di Vicenza, 28 dicembre 2013). Percentuali a parte, già solo questa è una testimonianza che Zonin sapeva.

Se invece fu una voce dal sen fuggita e di questa partita di giro non rispettosa «delle leggi vigenti» (citiamo sempre lui) non aveva contezza, significa che nella banca che ha presieduto dal 1996 contava molto ma molto meno di quel che ognuno di noi ha sempre pensato. Non solo, ma peggio: gliel’hanno fatta sotto il naso, a Gianni e ai consiglieri di amministrazione (a proposito: toc toc, c’è qualcuno? siete vivi?), per ben due anni di fila, e per un importo di quasi 1 miliardo e mezzo. Altro che girare «a testa alta», come ha avuto l’impudenza di dire ieri davanti all’esercito di dirigenti e quadri, che si sono sorbiti una concione la cui retorica, dopo l’ultima semestrale-Caporetto, fa rabbrividire («questo è il momento della pazienza, della fiducia, del coraggio. E come dovremo avere pazienza noi tutti, così dovremo motivare i soci ad avere pazienza e a credere nella loro banca. Ma questo è per tutti il momento del coraggio»).

Dopo l’accusa lanciata da Zonin, se Sorato e gli altri ex possiedono un senso di dignità personale appena nella norma, dovrebbero parlare. Spiegando cosa si celava dietro i fasti del biennio passato, sintetizzabile nel seguente comunicato ufficiale che siamo andati a ripescare a futura memoria: «Il completo successo dell’aumento di capitale consente al nostro Core Tier 1 di salire intorno al 9%, rafforzando una già rilevante solidità patrimoniale che, specialmente in questo momento di perdurante difficoltà congiunturale, è un requisito fondamentale affinché la nostra banca possa continuare a garantire il credito alle famiglie e alle imprese del territorio» (Gianni Zonin, 10 agosto 2013). Sarebbe stato meglio però, senza il ricorso a «scelte illegittime» (cit. sempre Zonin di ieri).