Gender, l’indice dei libri proibiti

Cosa si trova davvero nei testi censurati da Brugnaro. Una delle case editrici: «vogliamo tutelare i figli di coppie omo»

In Veneto il già acceso dibattito sulla cosiddetta “teoria gender” si è acuito dopo la mozione approvata in Consiglio Regionale contro il rischio che venga introdotta nelle scuole, in quanto considerata «un’ideologia destabilizzante e pericolosa» dal firmatario Sergio Berlato (FdI). A fine giugno il neo-sindaco di Venezia Luigi Brugnaro aveva fatto togliere dagli asili i libri regalati precedentemente dall’ex consigliere Camilla Seibezzi, delegata ai diritti civili nella giunta Orsoni. Il fatto ha avuto ripercussioni tali da scomodare sir Elton John in persona e il coro di indignazione si è levato tanto a difesa dei diritti di donne e gay, quanto contro la censura in sé. A distanza di due mesi è passato in secondo piano l’oggetto del contendere: quei 49 libri pubblicati da 23 case editrici diverse, da Gribaudo a Mondadori, da Giunti alla padovana Becco Giallo.

GLI “INNOCENTI”
Quasi la metà dei titoli incriminati appartiene a tre editori: Lapis, Babalibri e Lo Stampatello. Fanno parte del catalogo Lapis tre capitoli della serie “Le piccole avventure di Margherita” (Il sonnellino, Il dottore e Buon compleanno), dei francesi Armelle Modéré e Didier Dufresne, che raccontano i giochi di fantasia di una bimba di due anni con il suo pupazzo a forma d’ape. La piccola festeggia il compleanno del pelouche, lo cura dalla febbre e tenta la fuga dalla culla prima di addormentarsi. Pochissimo testo, niente di compromettente o scabroso. «Sono libri per bambini molto piccoli e fa quasi sorridere che siano stati ritenuti non adatti. Non c’è nulla di diseducativo», è il commento di Chiara Stancati, dell’ufficio stampa Lapis.
Delle stesse edizioni “Salverò la principessa”, di Nicola Cinquetti e Silvia Vignale: la storia di un gioco immaginario tra due piccole amiche che fingono di essere rispettivamente una principessa in pericolo e un cavaliere dal pennacchio rosa che la salva. La sola sorpresa che riserva il racconto è che sotto l’elmo dell’eroe non si cela il tradizionale principe azzurro, ma l’amica bionda della principessa. Una simpatica variazione sul tema.
In due diversi castelli è ambientata invece la “Storia incredibile di due principesse”, di Monica e Rossana Colli, un racconto in rima che narra di una giovane draghessa, troppo pulita per la sua specie, e della figlia del re che al contrario è allergica al sapone. Le due si sentono oppresse e fuggono dai rispettivi castelli scambiandosi le famiglie, fino a che, nel finale, i genitori vengono colti da nostalgia e riabbracciano contenti le figlie, realizzando che la loro “diversità” non è importante. Morale trascritta nel testo: “Ciò che è diverso e sembra lontano se lo conosci non è più strano e quello che ieri appariva sbagliato oggi potrebbe venire accettato. Davanti al diverso la lepre fugge, il riccio si chiude, il drago distrugge. La convivenza è invece possibile se il re fa l’elastico ed è flessibile”. Un messaggio quasi profetico, alla luce di quanto accaduto in seguito. «Mettere all’indice i libri è in generale un atto che non andrebbe compiuto – commenta la casa editrice – Siamo senza parole. Ci auguriamo che la censura si trasformi in un boomerang e che questi libri si continuino a leggere ancora di più rispetto a prima».

CONTRO GLI STEREOTIPI
In effetti risulta difficile capire cosa abbiano a che vedere questi racconti colorati con la famigerata teoria gender e lo stesso si può dire per i libri del catalogo Babalibri. Tra i titoli banditi, tre sono di Leo Lionni: “Guizzino”, “Pezzettino” e soprattutto “Piccolo blu e piccolo giallo”, scritto nel 1959 e considerato un caposaldo della letteratura per l’infanzia. Questo testo eretico vede addirittura due colori, il blu e il giallo, che si abbracciano così forte da diventare verdi.
«Non so cosa si intenda per libri gender – afferma Francesca Archinto di Babalibri –, ma non ha alcun senso che qualcuno si arroghi il diritto di decidere cosa far leggere ai bambini italiani. Per quanto riguarda Babalibri, al massimo si tratta di storie contro gli stereotipi: parlano di bullismo, di razzismo, di diversità, ovviamente in modo semplice».
Una di queste è “Il segreto di Lu” di Mario Ramos, che parla di un lupetto che arriva in una scuola di maialini e viene deriso e discriminato al punto da non volerci più tornare, fino a quando l’unico maialino amico lo aiuta a vendicarsi, spaventando un gruppo di bulli. Leggiamo dal libro: “«Dovevi vedere le loro facce, era davvero divertente!», esulta Lu. I due amici ridono a lungo dello scherzo che hanno appena fatto, poi corrono a perdifiato fino a scuola”.
“Buongiorno postino”, di Michaël Escoffier e Mattieu Maudet ha addirittura vinto il premio nazionale “Nati per leggere 2013” e racconta con leggerezza la questione dell’adozione, ribaltando il ruolo della cicogna. Nel libricino cartonato è il postino Poti Poti a portare in giro per il mondo i bambini agli animali, consegnando i pacchi a una coppia di ippopotami, a una di scimmie e ad una di pinguini. Quando l’uovo degli ultimi si schiude, però, ne esce un coccodrillo. Superato lo shock, papà pinguino commenta “Ho l’impressione che il postino si sia sbagliato ancora…”, prima di accoglierlo nella famiglia e chiamare gli altri fratellini: un camaleonte, un’oca e una tartaruga!
«È un bellissimo messaggio – commenta la Archinto. Non si capisce come sia potuto finire all’indice come libro gender. I libri sono strumenti per aiutare i bambini ad affrontare vari aspetti della vita quotidiana. Gli stereotipi riguardano noi adulti, i bambini non li hanno. Se ancora oggi stiamo a censurare dei libri non abbiamo imparato niente dalla nostra storia. Ma chi è il signor Brugnaro per decidere dell’educazione dei figli?».

SUL BANCO DEGLI IMPUTATI
Domanda legittima, tanto più che lo stesso sindaco di Venezia ha ammesso di non conoscere nemmeno i libri in questione, scelti a suo tempo da un’équipe di pedagogisti e psicologi all’interno del progetto “Leggere senza stereotipi” . Tra questi, i più discussi sono quelli editi da “Lo Stampatello”, per ammissione della stessa casa editrice: «Il vero obbiettivo eravamo noi. Per bandire i nostri titoli hanno preso in mezzo anche tutti gli altri». A parlare è Francesca Pardi, editrice con la compagna Maria Silvia Fiengo e insieme autrice de Lo Stampatello.
È suo il libro “Perché hai due mamme?”, la storia autobiografica in dieci pagine di Franci e Meri, una coppia lesbica (“Meri e Franci si amavano e volevano fare una famiglia”), che va in Olanda a farsi inseminare per avere un figlio (“Franci si è fatta dare un semino nella clinica olandese e l’ha messo nella pancia di Meri, dove ha incontrato l’ovino”). «La nostra casa editrice è nata perché siamo due donne con quattro figli concepiti con l’inseminazione eterologa – che in Italia non è consentita – e avevamo a cuore il loro futuro». L’intenzione del libro è quindi di aiutare i compagni di scuola dei figli a capire che possono esistere famiglie con due madri come la loro.
Un altro libro da lei scritto è “Qual è il segreto di papà?”, che racconta la complessa realtà di due bambini di genitori divorziati e delle loro paure per quello che nasconde loro padre, che si rivelerà essere un nuovo compagno: “Il loro papà, per fortuna, non è un bandito, non è ammalato e non è neanche una spie: papà è innamorato, di un maschio come lui!”.

A DIFESA DELL’OMOGENITORIALITA’
Tirando le somme, viene il dubbio circa l’opportunità di porre questi temi a bambini così piccoli. «Lo scopo dei nostri libri – ribatte la Pardi – è di far vivere meglio i figli di famiglie omogenitoriali, mentre l’accusa che ci viene rivolta è di voler annientare la famiglia eterosessuale. La preoccupazione è che il modello familiare eterosessuale non sia più l’unico possibile, ma i nostri libri parlano di famiglie che già esistono. È una legittimazione all’esistenza di queste realtà, mentre l’operazione di negazione in atto va a colpire i bambini di queste famiglie. L’omosessualità – conclude la Pardi – è una predisposizione naturale e da sempre esiste un 10% della popolazione orientato verso il proprio sesso. Con questi libri non si corre assolutamente il rischio di favorire la diffusione dell’omosessualità, casomai di far vivere meglio, più dignitosamente, le persone e le famiglie omosessuali».