Tav Vr-Pd, per fortuna c’é Delrio

Marcia indietro del sindaco vicentino Variati (specie sul nodo-stazione). Non si scappa dalla realtà dei numeri

Le vacanze sono terminate e il progetto Tav/Tac sulla tratta Verona-Padova riconquista l’attenzione della stampa, ma anche un nuovo primato in castronerie. Contrariamente a quanto affermato sul quotidiano L’Arena il 5 settembre da Franco Miller (presidente di Transpadana comitato promotore dell’alta velocità, e delegato alle infrastrutture di Confindustria Veneto) la linea Brescia-Padova non è ferma perché il Cipe dopo l’arresto di Incalza non si è più riunito, ma per tutt’altre motivazioni. La prima è l’inadempienza del costruttore Cepav 2 rispetto a ben 22 prescrizioni emesse dalla Commissione Via sul progetto preliminare approvato nel 2003; la seconda è la modifica chiesta dal sindaco di Brescia e dalla Regione Lombardia. Solo dei creduloni possono sperare in cambiamenti attraverso “relazioni” con il sostituto di Incalza.

Quanto al nodo di Vicenza, registriamo un miglioramento perché finalmente si prende atto e si fanno presente tutti i problemi che prima sembravano appannaggio di noi “gufi”: dalla perizia certificata dei flussi di traffico alla misura e descrizione degli impatti alla determinazione, attraverso l’analisi costi benefici, della esistenza o meno di un vantaggio per la collettività. L’amministrazione Variati chiede anche il confronto tra alternative, ovvero una analisi di sensibilità (sensitività). Non hanno ancora assimilato la norma vigente che prescrive l’analisi delle alternative nello studio di impatto ambientale. E’ qui che, tramite due numeri, il VAN (valore attuale netto) e il SIR (saggio interno investimento), si dimostra il beneficio sociale massimo del progetto.

Mi pare che il sindaco stia tornando sui suoi passi anche sulla stazione di Viale Roma (GdV 5 settembre, Corriere Veneto 9 settembre). Ma furbescamente vorrebbe scaricare su Rfi, dopo tante inutili contorsioni mediatiche, l’onere della giustistificazione del “non progetto” sul quale si era incaponito. Come se a lui fosse toccato di considerare un vero progetto, e non un semplice e mal condotto studio di fattibilità. Il dibattito suscitato dai comitati e dalle associazioni, l’inesistenza di risorse proveniente dal Piano Junker e dalla Banca Europea degli Investimenti (in cui credeva l’ex ministro Lupi per finanziare il progetto), il rigore del nuovo ministro Graziano Delrio nella considerazione dei costi, hanno avuto effetto.

Resto convinto che il costosissimo progetto Variati, come la variante di Montichiari sulla Bs-Vr, sono felicemente vittime dell’impegno del governo di realizzare il pareggio strutturale di bilancio nel 2017, con la contrazione di 10 miliardi di euro nella spesa per investimenti pubblici. Una buona notizia, per il contribuente italiano. Vicenza dovrà accontentarsi di realizzare, forse, un’alta velocità molto ridimensionata, e questa davvero è una notizia positiva, se ci si concentra sullo sfruttamento massimo della capacità della linea esistente ed eventualmente sulla costruzione di una terza rotaia, come stanno facendo gli spagnoli nel tratto Algeciras-Ronda, che rappresenta il primo segmento del Corridoio Mediterraneo (ex Corridoio 5). Ci resteranno male le lobby degli affari che hanno devastato il bilancio dello Stato. Chissenefrega.