Ecobomba Pescantina, rischio per l’Amarone?

Storia della discarica inquinata in Valpolicella, patria dell’Amarone: il Comune vuole potenziarla invece di chiuderla

Nel Comune di Pescantina nel Veronese la giunta comunale capitanata dal sindaco Luigi Cadura, a capo di una civica vicinissima al Pd, ha proposto un piano di risanamento della discarica a Ca’ Filissine che sta mandando in subbuglio la popolazione. Il motivo? Il sito potrà ospitare anche rifiuti speciali. I residenti sono sul piede di guerra, mentre dietro le quinte si stagliano interessi e liasons dangereuse nel mondo economico.

LA STORIA
Sintetizzando, la storia della discarica di Ca’ Filissine (in foto) si riduce ad un dato di fatto: il sedime è rigonfio di un mix putrido di percolato e acqua piovana che rischia di compromettere la falda acquifera e l’immagine delle produzioni viticole locali conosciute in tutto il mondo (un nome su tutti: l’Amarone). Il problema di fondo è che le concentrazioni di percolato, ovvero il liquido maleodorante che esce dai sacchetti della spazzatura in decantazione, sono da anni fuori norma. «Si tratta di una situazione ambientale che definire preoccupante è un eufemismo» spiega Michele Bertucco, capogruppo del Pd nel capoluogo scaligero. Il suo esposto in Procura, redatto a metà degli anni Duemila quando era il numero uno di Legambiente nel Veronese, scatenò un pandemonio regionale che ebbe vari risvolti, tra i quali un sequestro dell’area di discarica gestita dalla Daneco, nonché un processo penale giunto in primo grado con diverse condanne. «Prima di ragionare attorno a qualsiasi ipotesi – rimarca Bertucco – va ribadito il concetto per cui per quello scempio ambientale, che è stato perseguito grazie al buon lavoro della magistratura, devono essere i responsabili a pagare. Privati o pubblici che siano»

COMPLICAZIONI
Ora però la situazione si complica. La Daneco, il cui nome compare più volte sulle cronache giudiziarie venete e pure nazionali, è vista dai comitati di zona come la pietra dello scandalo. La società però non ci sta. Si ritiene danneggiata dallo stop impostole a mezzo sequestro dalla magistratura e accusa il Comune di non avere provveduto alla corretta gestione del percolato, come da convenzione sottoscritta dal municipio nel lontano 1999. I privati chiedono i danni per ben 11 milioni di euro. E si appoggiano ad un legale di grido, il professor Carlo Fratta Pasini, che incidentalmente è anche presidente del Banco Popolare. Il sindaco Cadura, che l’anno passato aveva vinto le elezioni promettendo una stretta sui privati, è accerchiato. Da una parte ci sono le richieste di Daneco, dall’altra le proteste della cittadinanza seguite dagli attacchi delle minoranze. E’ così che ai primi di settembre annuncia alla cittadinanza un piano di bonifica che proprio i comitati poco impiegano a bocciare come una farsa, poiché per risanare il sito l’amministrazione dovrà concedere al futuro gestore della struttura la possibilità di conferire «1,7 milioni di metri cubi» di rifiuti speciali ancora tutti da definire, tra cui residui da inceneritori e scarti della concia. Si scatenano i comitati con Emanuele Boscaini, che scaricano il primo cittadino dopo averlo appoggiato in campagna elettorale. Durissimi pure il M5S, il Carroccio e il consigliere azzurro Manuel Fornaser, che attacca la attuale maggioranza rinfacciandole un clamoroso voltafaccia: a favore della chiusura della discarica quando gli stessi uomini erano all’opposizione, favorevole al potenziamento ora che la stessa compagine è in giunta.

PARTE CIVILE?
Il legale del Comune, Fausto Scappini, durante una recente serata dedicata al tema ha provato a rabbonire l’auditorio spiegando che il punto di vista della giunta consiste nel principio “chi rompe paga e i cocci sono suoi”. Il messaggio è velatamente rivolto alla Daneco ma i cittadini chiedono lumi e vogliono sapere, tra le altre, se nel procedimento penale a carico dei privati il Comune si sia costituito parte civile. E soprattutto se farà valere le sue ragioni in sede civile, visto che un ragionamento del genere poco si sposa col risarcimento milionario avanzato dal gestore della discarica (che per altro presto abbandonerà l’incarico).

NUBI ALL’ORIZZONTE
Il deputato dei Cinque Stelle Francesca Businarolo, padovana di nascita ma pescantinese d’adozione, non solo vuole chiarezza sui trascorsi della gestione dei fondi destinati alla discarica, ma teme anche possibili infiltrazioni mafiose negli appalti della nuova gestione. e annuncia una smitragliata di interrogazioni parlamentari. Andrea Zanoni, vicepresidente Pd della commissione ambiente in consiglio regionale, a breve sarà al lavoro sul dossier. L’argomento ormai è caldo da mesi, ovvero dall’ottobre del 2014 quando la commissione ecomafie presieduta dal deputato democratico Alessandro Bratti ascoltò le autorità regionali in relazione all’affaire Ca’ Filissine. Ne emerse un quadro a tinte fosche, anche per il j’accuse lanciato dal comandante regionale della forestale Daniele Zovi. Quanto alla risorse per la bonifica, ne servono tante, ma gli enti pubblici, temendo di non averne, chiedono di reperirle facendo lavorare ancora la discarica. Il cui funzionamento a singhiozzo è garantito dai fondi che andrebbero utilizzati per la gestione post mortem dell’impianto stesso. Un circolo vizioso che puzza, e non solo metaforicamente.