Venezia, meglio Assad degli “scalzi” ipocriti

La manifestazione dell’intellighenzia immigrazionista smercia buoni sentimenti e moralismo. Nascondendo la realtà

Venerdì 11 settembre a Venezia Lucia Annunziata, Don Vinicio Albanesi, Gianfranco Bettin, Marco Bellocchio, Don Albino Bizzotto, Elio Germano, Gad Lerner, Giulio Marcon, Valerio Mastrandrea, Grazia Naletto, Giusi Nicolini, Marco Paolini, Costanza Quatriglio, Norma Rangeri, Roberto Saviano, Toni Servillo, Sergio Staino, Jasmine Trinca, Daniele Vicari, Don Armando Zappolini sgambetteranno scalzi, come i diseredati che sbarcano sulle coste in cerca di fortuna, per prendere una posizione solidale, dice Andrea Segre fra gli ideatori dell’appello e della manifestazione, a favore di «questo fenomeno che non è più un’emergenza ma ormai è un fatto stabile del nostro mondo»: l’immigrazione. Una posizione sotto i flash e i riflettori della Mostra del Cinema, visto che le “anime belle” di cui sopra, con le budella contorte per lo spasmo della coscienza, si sporcheranno i piedi quel poco che basta per raggiungere il vellutato red carpet dove farsi fotografare come star.

POLITICA, NON MORALE
Nel manifesto di lancio, propongono l’ovvio che nemmeno Salvini si permette di contestare: “dare asilo a chi scappa dalle guerre” o “dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere”. E’ per questo che esistono le insufficienti e lentissime commissioni sui profughi: per vagliare chi lo è veramente, avendo diritto alla protezione umanitaria, e chi no. Tutte le rivolte, i niet dei sindaci, le piazzate leghiste e il comprensibile malumore popolare su dove metterli derivano da un solo fatto, squisiamente politico e, spiacente per loro, nient’affatto morale: le regole della fallimentare convenzione di Dublino II del 2003, che impongono l’accertamento e la richiesta d’asilo nel primo Stato europeo dove mettono piede. Finché a certi Paesi dell’Unione Europea andavano bene, gli unici a doverle subire sono state l’Italia e la Grecia. Quando la rotta é cambiata e, tanto per non far nomi, la Germania ha ritenuto di accogliere i rifugiati dal conflitto siriano, Dublino è stata prontamente e unilateralmente sospesa.
Perché, cari i nostri puri di cuore, la cancelliera Merkel non si è d’un tratto trasformata dalla virago spietata coi Greci nell’Angela salvatrice dei migranti: anche qui, c’entra solo la politica, e per nulla la morale. La Germania, bisognosa di manodopera qualificata, giovane ma a basso costo, ha calcolato conveniente assorbire i siriani, perfetti per le sue esigenze economiche e che già di loro si dirigono verso il Reich, nel contempo scaricando gli stranieri slavi, diventati  indesiderati. Mettendo a segno così un colpaccio d’immagine, ultimamente offuscata dall’antipatia e dal risentimento accumumulati negli anni dagli altri europei per la sua linea, prettamente nazionalistica, di glaciale rigore finanziario.

PACIFISMO A LA CARTE
Dov’erano questi fraticelli scalzi nel 2011, nel 2012, nel 2013, nel 2014 per arrivare a oggi, da quando la Siria è piombata in una sanguinosissima guerra (12 milioni di profughi, 300 mila morti) che da civile, coi manifestanti imitatori delle “primavere arabe” arrestati dal regime di Bashar Assad, é diventata il principale campo di battaglia dei fanatici tagliagole dell’Isis? Cos’é, non trovavano più la bandiera arcobaleno, dimenticata nello sgabuzzino da quando a guidare la geopolitica imperiale degli Usa non c’é più il cowboy Bush ma il finto-nero Obama? Accogliere i fuggitivi significa “costruire la pace e ripudiare la guerra”, scrivono i pacifisti a corrente alternata: e allora perché non si sono viste le fiumane di protesta per invocare la pace in Siria? Assad é un dittatore più cattivo di Saddam, o l’odio occidentale nasconde le solite, schifose ragioni legate al petrolio, come ricordava a suo tempo il Guardian? O fa più fino difendere solo i Curdi trucidati dall’Isis a Kobane? Ma lo sanno, lorsignori ricolmi di bontà, che il fiero popolo curdo è la vittima da sempre di una Turchia membro Nato che, come documentato da sparuti servizi giornalistici (tra l’altro di testate mainstream come Deutche Welle e Times Magazine), fa passare rifornimenti al Califfato con la compiacenza Usa, e che basterebbe che gli americani tirassero quattro bombe e che i turchi chiudessero la zona di frontiera per far capitolare l’Isis in un mese?

FALSI NEMICI DELL’ISIS
Con quale credibilità questi umanitarissimi ipocriti sfilano in passerella, ignorando o fingendo di ignorare le responsabilità di noi Occidente al guinzaglio degli Stati Uniti e dei loro alleati regionali nella catastrofe siriana? Perché, invece di fare i moralisti da ribalta, non si interrogano e non spiegano le cause dell’emergenza? Perfino l’inutile Onu ha dovuto ammettere nell’ultimo rapporto sulla Siria relativo ai primi sei mesi di quest’anno che «il conflitto è alimentato da forze internazionali che vogliono sostenere i loro interessi geopolitici. Questa competizione ha esacerbato lo scontro etnico e religioso istigato da predicatori e combattenti stranieri». Chissà a chi si riferisce. Certo, anche alla Russia, all’Iran, ai libanesi Hezbollah e alla Cina che sostengono Assad. Ma allora meno marcette da verginelle, e più sana concretezza: complici diretti o indiretti dell’Isis sono Turchia, Usa e Israele (che così mette sotto silenzio i suoi muri e le sue atrocità a Gaza e dintorni), mentre contro l’Isis stanno il vituperato regime laico di Assad (che i provvedimenti per venire incontro al disagio sociale li aveva presi) e i suoi supporter. Si prenda posizione su questo.

IMMIGRAZIONISMO CIECO
Quanto a chi fugge dalla povertà, secondo gli apostoli senza scarpe l’apertura dei confini significherebbe “non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione delle ricchezze”. Mai sentito parlare di “esercito industriale di riserva” (Karl Marx, mica un pirla qualsiasi)? E’ così difficile vedere che gli immigrati economici sono un serbatoio di schiavi a buon mercato, il cui continuo flusso permette al Capitale di fare i porci comodi suoi, dissanguando di braccia e menti valide i Paesi d’origine depauperati e stravolti nelle loro identità dalle nostre aziende, pelosi aiuti e pestifere Ong? Se lo sono mai chiesto, queste suorine cattoliche o di sinistra, come mai non c’è stato un solo esponente della grande industria e della grande finanza che abbia detto una parola contro l’immigrazione di massa, vista anzi di buonissimo occhio? Invece di evoluire leggiadri in quel di Venezia agitando la foto del bimbo siriano (solo per la cronaca: gli aspiranti profughi siriani in Italia nel 2015 sono stati 155), meditino sulle parole di Assad all’inviato Onu che viscidamente gli consigliava di filarsela finché é in tempo, per non fare la fine di Gheddafi: «Io non scappo dalle mie responsabilità, all’occorrenza sono come un semplice soldato della Repubblica Araba Siriana, impugnerò l’AK 47 fino all’ultima goccia del mio sangue. L’incontro è terminato, può accomodarsi fuori». Non so voi ma io all’Annunziata, Lerner, Saviano e compagnia belante, preferisco Assad.