Gengis Van, rally umanitario da Roma a Ulan Bator

Il Mongolia Charity Rally e la storia di un’amicizia che si trasforma in aiuto

Dicono di odiare il turismo, eppure viaggiano. E se l’anno dei venticinque va festeggiato in modo esemplare, ecco che un patto siglato qualche tempo prima si vede concretizzato in un rally che nasconde una tabella di marcia del tutto particolare. Gli pneumatici di una jeep non battono nessun circuito ripetitivo, già provato mille volte. La Tata Pick-up Telcoline che ha accompagnato Manlio Garrone, Luca Marnetto, Lorenzo Monacelli e Marco Scicchitano è partita da Roma il 3 agosto e proprio ieri, tra asfalto, terra e sterzate, è giunta fino alla capitale della Mongolia, Ulan Bator.

L’obiettivo? Lasciare in loco il veicolo e finanziare, al contempo, la costruzione di una Book House per i bambini mongoli. A seguire e in qualche modo tutelare l’impresa, è l’Organizzazione Non Governativa Go Help, cui progetto cardine è proprio il Mongolia Charity Rally. Nato in un primo tempo per trasportare ambulanze e veicoli di primo soccorso alla popolazione locale, quest’alternativa forma di attivismo umanitario ha riscosso un successo tale da convincere i fondatori ad estendere la gamma di veicoli trasportabili nel paese asiatico.

E dunque, torniamo a loro. Quattro ragazzi romani, trentanove giorni di viaggio, tredicimila chilometri. E per gli appassionati di economia (come Luca, ad esempio) si aggiunge un conto tondo, più o meno. I ragazzi hanno raccolto circa diecimila euro per finanziare questa impresa, coprendo i costi del veicolo, ricercato in lungo e in largo e finalmente acquistato, le tasse, la benzina, i pedaggi. E la Book House, ovviamente. Uno spazio ludico ed educativo per i più piccoli.

Un ironico Gengis Van è il nome scelto dal team, simpaticamente azzeccato. Quando parlo con uno di loro, mentre se ne stanno chissà dove ad acchiappare la prima connessione internet disponibile, chiedo come tutto questo sia nato. «E’ buffo», mi rispondono, «Marco è stato il primo a sentir parlare del Mongolia Charity Rally. Stava guidando con altri amici, di ritorno da una laurea. Uno di questi gli fece menzione del progetto e Marco ne fu talmente rapito che a forza di domande non si accorse di aver superato il casello di Roma di ben 50 chilometri». Da lì a condividere l’idea con Manlio, Luca e Lorenzo, il passo fu breve. E, a pensarci bene, speriamo non l’abbiano poi ingaggiato come primo pilota.

In un percorso che attraversa la Slovenia e i Balcani fino alla Turchia, passa la Russia e solca le terre del Kazakhstan, Uzbekistan e Kyrgykistan, tra paesaggi inimmaginabili e diversissimi, tramonti e albe da togliere il fiato, le difficoltà non sono mancate, come la frontiera chiusa tra Russia e Mongolia, ad esempio. Ma per ogni viaggio che si rispetti, anche tante risate. Come racconta Luca, «la cosa più divertente che ci è successa fino ad ora è avvenuta ieri, mentre eravamo in Kazakhstan. Un poliziotto ci ha fermato urlando “Money, money!”. A quel punto abbiamo preso la cassa pensando volesse una mazzetta. In realtà, faceva solo collezione di monete straniere e dopo averne presa qualcuna proveniente dagli altri Paesi che avevamo attraversato, ci ha corrisposto di una quantità molto superiore al valore in tenge, la moneta locale. Insomma, il primo caso di mazzetta al contrario nella terra dell’ex Unione Sovietica». La cosa bella è che è anche in momenti come questi che si scopre quanto l’inglese serva, ma non sempre. Tante comunicazioni sono riuscite perché, per un obiettivo comune, ci si intende senza troppe parole. Conta il sorriso che ti porti addosso e la voglia che hai di dare all’altro. In semplicità.

Mentre leggo il blog dei Gengis Van, non riesce difficile immaginare quello che hanno vissuto e che, con una sana punta di ilarità, riescono a descrivere. Sono arrivati a destinazione, tagliando la finish line a Ulan Bator. E’ tempo di un’ultima foto, un ultimo tramonto. E un’ultima notte. Prima di partire per Roma, i ragazzi visitano la struttura per bambini che hanno contribuito a costruire. Se l’educazione è il fuoco del cambiamento, scaldate i motori. Ché si riparte.