Veneto Banca, schiaffo ai “grandi soci”

Lotta fra cordate di imprenditori: quella che punta al 10% pone le sue condizioni al cda, questo gli risponde con aumento di capitale “blindato”

Neanche il tempo della botta, che è arrivata la risposta. Dritta sul muso. Nella giornata di ieri una delegazione dell’associazione “Per Veneto Banca”, che raccoglie l’8% delle quote con nomi “pesanti” (fra gli altri Diego Carraro che la presiede, il vice Bruno Zago, Luca Ferrarini, Bepi Stefanel, Beniamino Gavio, Rino Mastrotto, Angelo Cordioli, Carlo Rossi Chauvenet), si era incontrata col presidente dell’istituto di Montebelluna, il professor Francesco Favotto (in foto). Incontro cordiale, come si dice in questi casi. Forse freddino, a giudicare dal contenuto chirurgico e dal tono ultimativo delle condizioni poste dai “grandi soci”: immediata trasformazione in società per azioni, approccio completamente diverso nella formazione del vertice, dimissioni del cda prima di subito ma rinnovo dopo il passaggio in spa, divieto di procedere a operazioni pregiudicanti a cominciare da aumenti di capitale.

Sul far della sera, e precisamente in piena ora di cena, ecco il siluro sparato dalla banca. Sapete che c’è, cari soci forti? C’é che noi variamo proprio un bell’aumento di capitale da 1 miliardo tondo tondo, e marameo. Non solo: ma lo blindiamo, accordandoci con un’altra banca, la Imi. Accordo che garantisce, nel caso mancassero sottoscrittori e relative palanche, a finanziarlo lei. Così facendo mettiamo una bella zeppa ai vostri sogni di gloria, raggiungere quota 10% e chiedere il patto di sindacato, cioé conquistare il controllo e diventare i nuovi padroni. Perché noi, che comandiamo oggi, di mollare il campo non abbiamo nessuna intenzione. Noi Alessandro Vardanega, Matteo Zoppas, Pierluigi Bolla, Luigi Rossi Luciani e board al completo.

Due cordate l’un contro l’altra armata per contendersi il timone di Veneto Banca, quella che al momento ha lasciato in piedi sul ring quella nel cda attualmente al comando. Nel capitale garantito da Imi potranno esserci investitori istituzionali, fondi, altre banche, imprese. Che verranno trovate o sono già state trovate. Ma da quel che si deduce dall’uno-due di ieri, una mossa preparata anche per stoppare la spavalda intraprendenza di Carraro & C. La massa di piccoli azionisti, intanto, assiste da spettatrice. Consapevole, o forse no, che più velocemente la banca muta forma e status, più loro rischiano che la loro parola in un’assemblea straordinaria conti ancora meno di quel che contava, ed era già poco, nel regime cooperativo morente.