Bruny Sartori, poliedricità d’immagine

A Montecchio Maggiore (Vicenza) un’esposizione composita di sculture e pannelli di un artista spiazzante

La nuova stagione espositiva della Galleria Civica di Montecchio Maggiore si apre sabato 19 settembre con l’inaugurazione della mostra “Dal seme dell’immagine”, dedicata a Bruny Sartori, artista poliedrico, scultore ceramista, incisore, che sin dagli anni giovanili si è dedicato alla ricerca di modalità espressive libere e talora inconsuete, con esiti non di rado assai coinvolgenti. Il percorso espositivo evidenzia i punti salienti della sua non comune evoluzione creativa, dove la perizia tecnica e l’attenzione alla realtà s’intrecciano con la ricchezza immaginativa e con intense motivazioni interiori.

Aprono la mostra, assieme al ciclo d’incisioni a puntasecca “Rayworld details”, sculture nelle quali Sartori coniuga la riflessione sulla materia con il concetto inesprimibile di spazio infinito, il cosmo oscuro all’origine di ogni cosa. Con un calibrato rapporto tra elementi diversi, induce accortamente ad impreviste suggestioni emotive, come avviene in “Red form” o “Risonanze geologiche”, immaginari documenti del misterioso viaggio della materia siderale verso il suolo terrestre. Cadendo, la massa si contrae in forme vibranti sature d’energia, che la fantasiosa rielaborazione delle superfici fa apparire sofferte, affaticate dal difficile cammino. Il gruppo “Quadrichrome” si veste invece di cromatismi squillanti, evocando  con la vivacità dei colori primari le sostanze primordiali, acqua, aria, terra, fuoco.

L’installazione “Underskin” segna poi, appena percettibile, un particolare momento di passaggio nell’iter creativo di Sartori. E’ questa un’opera composita di pregevole finezza esecutiva, simile a un delicato tappeto di formelle rosso-rosa. Ma un imprecisabile turbamento subliminale pare agitarsi sotto l’elegante superficie, per affiorare infine in lievi increspature, tra le quali s’insinuano lembi d’immagini vagamente antropomorfe. Sommessamente, prende avvio ora un’analisi di carattere introspettivo, che  nei cicli dei “Teleri” e de “La carne del tempo” emerge dilatandosi al tema del difficile rapporto dell’uomo con il tempo.

I “Teleri” sono il frutto di queste sue nuove intime riflessioni, riformulate sul tracciato di una singolare sperimentazione linguistica, eccentrica rispetto alla sua stessa esperienza. Servendosi di frammenti di radiografie, Sartori compone una serie di pannelli musivi con cui elabora simbolicamente il conflitto tra l’uomo e la corsa inesorabile del tempo, che lo attraversa e logora. Toccati da pennellate di rosso sangue e del bianco di polvere d’ossa, essi riecheggiano il mito di Chronos che divora i propri figli. L’originale intervento di natura squisitamente pittorica consente però di volgere in arte, quasi con leggerezza, la problematicità dell’argomento, risolvendola in pagine ordite dal variare della luce, che addolcisce i contorni delle immagini e sfuma i colori.

Il progetto del ciclo intitolato non a caso “La carne del tempo” risale al periodo più grave della crisi che ha colpito la nostra società. Un’amara consapevolezza di sé e della realtà genera nell’artista l’impulso a tradurre con fisica evidenza il suo sentimento profondo della fragilità umana, in lotta perenne con sofferenze e fatiche, con un tempo che non è più soltanto personale. Prendono così forma brandelli di strutture anatomiche rese con un naturalismo scioccante, attraverso le quali egli  rappresenta, con la violenza del simbolo, l’uomo di tutte le crisi, di ogni tempo. Eppure, al di là dell’impatto immediato, risalta la sua sicurezza, la capacità di misurarsi sensibilmente con gli strumenti del proprio lavoro, allo scopo di esprimersi senza timori o dubbi, ma evitando cadute sensazionalistiche e addirittura giocando di fantasia, con colori ora tenui ora brillanti, sulla pelle tormentata degli organi  in allusivo disfacimento.

L’elemento giocoso riappare ancora alla fine del percorso, nel fiore di sale candido e polposo che conclude l’esposizione. Aperta sino all’1 novembre, la mostra, ponderata in ogni dettaglio, è curata da Giuliano Menato, il cui impegno è specialmente diretto a qualificare in maniera sempre più precisa la Galleria secondo criteri rigorosi quanto vivi e attuali, dando risalto ad uno spazio di notevole interesse, non soltanto provinciale.