«Caro Bulgarini, sono un idiota e miserabile»

Cronaca di uno spettacolo nient’affatto blasfemo. Che non é mai andato in scena

Caro Direttore,
quando sbagli secco, lo riconosci, chiedi scusa e consideri meritate le contumelie che ti arrivano da chi aveva visto giusto fin dall’inizio.

Su questo giornale avevo sollevato qualche dubbio, fatto qualche domanda, argomentato qualche opinione critica circa lo spettacolo della Liddel andato trionfalmente in scena il 18 settembre 2015. Sbagliavo su tutta la linea. Al contrario avevano ragione gli altri: nessun scandalo, nessuna blasfemia, nessun insulto alla religione. E dunque sì, appartengo a quella genìa di idioti (copyright Bulgarini d’Elci) e di miserabili (idem come prima) che hanno avuto l’ardire di dubitare. Non ho nessuna giustificazione, nessuna attenuante.

In realtà lo spettacolo è puro ed edificante come pochi. Infatti all’inizio, nel silenzio più profondo, entra un uomo nudo, dipinto d’oro, le fattezze di Maometto, con una valigetta nera: ne estrae un Corano e lo straccia. Poi esce, senza apparente ragione. Ma dopo un breve intermezzo rock, sparato al massimo, il Maometto ignudo spennellato d’oro ricompare sul palco. Entra una donna. Fa un monologo di trenta minuti. Linguaggio duro, provocatorio, ma non blasfemo: «Come ti senti come sostituto di Maometto?». «Sono la cagna di Allah».

Correttamente il pubblico, tutti maomettani adulti, non si scompone. Solo qualche sorriso quando la donna ripete ossessivamente: «Potresti scoparmi». Nessun sorriso quando la donna, una mistica sufi, narra le sue masturbazioni, perché è solo un accenno delicato e pudico, assolutamente giustificato nel contesto di un discorso che è un inno alla fede, all’amore e alla preghiera intessuto di citazioni coraniche. Alla fine sul Maometto dorato e ignudo viene fatto un prelievo di sangue: «Ecco il vero Agnello pasquale». Ovazione. Ai laici, pochi, e ai maomettani, molti, lo spettacolo è piaciuto.

Ho sbagliato, caro Direttore, e ne pagherò le conseguenze. Sembra infatti che la Magistratura intenda aprire un fascicolo contro i dubitanti. Poiché sono reo confesso, l’indagine sarà breve e il processo anche meno. Poi, se gli imam te lo permetteranno, mi porteresti un po’ di arance, qualche volta?

Certo. Arance rosse di Sicilia, caro Dal Lago. a.m.