Giovani e droga, “buona scuola” di Renzi assente

A gestire la “politica anti-droga” nelle scuole italiane era il veronese Serpelloni, non confermato. Invece di stracciarsi le vesti, il governo agisca

I giovani si annullano nelle droghe a rischio delle loro vite non solo d’estate, come appare leggendo le cronache. Si attribuiscono poi le responsabilità alle famiglie, perché non esercitano i necessari controlli. Si fa appello alla repressione con la chiusura delle discoteche. Pochi hanno parlato del ruolo che dovrebbe svolgere la scuola, salvo richiamare la solita spettacolare presenza dei cani-poliziotto durante le lezioni, che lascia tutto come prima.

Meno conosciuta è, infatti, la politica di prevenzione delle tossicodipendenze, dell’alcool o delle altre patologie correlate, comprese quelle del gioco d’azzardo. La scuola ha un dovere istituzionale e normativo, ora disatteso, da svolgere in collaborazione fra Ulss, enti locali e istituti scolastici. Purtroppo così non avviene. Anzi, alcune associazioni del privato sociale nelle assemblee scolastiche dichiarano che questi servizi istituzionali non funzionano.

Eppure 25 anni fa con il DPR 309/1990 (Jervolino-Vassalli), assieme alla disciplina sugli stupefacenti, s’introdussero norme che imposero alle scuole di porsi in prima linea, con compiti educativi e formativi, per la prevenzione delle tossicodipendenze. Prioritaria era la promozione del benessere psico-fisico e sociale e non l’informazione sanitaria, seguendo gli indirizzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’obiettivo era star bene con se stessi, per star bene con gli altri. Uno slogan che produsse negli anni Novanta una grande mobilitazione nelle scuole e nelle attività promosse dagli enti locali per e con i giovani. Una politica di prevenzione che ebbe come convinto ispiratore Luciano Corradini, pedagogista e padre delle politiche studentesche e di prevenzione del disagio giovanile. Questa strategia contribuì a introdurre interessanti innovazioni e progetti formativi per migliorare il clima scolastico e contrastare il disagio giovanile. Validi tuttora nell’era digitale.

La seconda prospettiva si basava sulla conoscenza di dati e sulla comunicazione o informazione. Questa linea è prevalsa nel Protocollo d’intesa firmato nel 2012 fra il Ministero dell’Istruzione e il Dipartimento per le Politiche Antidroga. Mette assieme prevenzione sanitaria e informazione con esperti di neuroscienze. Per le scuole prevede concretamente questi compiti: informare gli istituti scolastici che ci sono siti internet d’informazione e documentazione promossi dal dipartimento delle politiche antidroga (come se nei social e su internet non ci fossero informazioni!); promuovere indagini statistiche epidemiologiche; supportare diagnosi precoci di uso di stupefacenti, da segnalare attraverso i Centri di Informazione e Consulenza (che però risalgono a 20 anni fa e dal 2004 circa non funzionano più). Animatore e responsabile indiscusso di tutta questa azione antidroga è stato Giovanni Serpelloni, medico, già dirigente SERT dell’Ulss 20 di Verona. Allo stato attuale non esiste una politica antidroga, poiché Renzi non ha ancora nominato un sostituto di Serpelloni. Tutto è fermo.

Durante la gestione Serpelloni furono assegnati al Dipartimento Antidroghe dal 2010 al 2013 42,5 milioni di euro. Non sono pochi e comunque gestiti a livello di vertice. A quando i nuovi indirizzi e la gestione territoriale dei finanziamenti? La “buona scuola” sarebbe tale se riacquistasse la priorità della riduzione del disagio giovanile e la dispersione scolastica in cui maggiormente attecchiscono le dipendenze. Sul tema sono assenti il governo, il parlamento e i partiti.