L’azionista BpVi: «Ci hanno comprato!»

L’aumento di capitale deciso ieri? Pronta la vendita al miglior offerente. E stasera c’é Ballarò

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Il piccolo socio della Banca Popolare di Vicenza, Bepi Berton, è andato dal suo commercialista, il Tonino. Che gli ha fatto una rivelazione. Amara.

La Teresa mi aspettava nervosa.
Così presto?
Cosa vuoi, é sempre indaffarato, quel canchero di Tonino…
Cambialo. Sono tutti così i tuoi amici. Appena hai bisogno di loro, ti girano le spalle. Guarda quel tuo amico in banca, che neanche più ti risponde al telefono.
Povero cristo! Se continua così, lo troverò ai giardinetti, altro che in ufficio.
Beh, allora? Cosa ti ha detto il tuo Tonino?
Siamo stati comprati…
A me non mi compra proprio nessuno!
Non noi, la banca.
Cosa vuol dire?
Non hai visto? Un gruppo di grosse banche con un boccone solo si pappa tutta la nostra banca.
Beh, basta che ci diano i nostri soldi.
È qua il punto. Ci comprano quasi a gratis. Tonino dice che le azioni potranno valere tra i 10 e i 12 euro.

COSA!!!!!!???? Così ti ha detto?
Sì. Chi vuoi che le compri? I vecchi soci che già sono stati scottati? Quelli che hanno fatto l’aumento di capitale gli anni scorsi e adesso si trovano con una sbrancà de stracaganasse?
Ma cosa se ne fanno le grosse banche che dici tu della nostra banchetta?
Niente. Ma a quella cifra la rivendono al miglior offerente, italiano o straniero che sia e loro ci fanno la cresta. Un affare come un altro. D’altra parte, mi ha detto Tonino, messa come è messa, si salva solo azzerando il capitale o quasi, e quel capitale siamo noi, i fessi degli azionisti.
E noi cosa possiamo fare?
Cosa vuoi che facciamo? Andiamo in piazza con i grillini che quelli ci usano per far politica e prendersela con Renzi e con il governo?
Ci mettiamo in mano agli avvocati…
Grande idea anche questa. Così, oltre a perdere i nostri soldi, dobbiamo pagare anche loro.
Allora ci prendiamo una tendina canadese e si mettiamo sotto casa di Zonin, o sotto il portone della banca, assieme alla Guardia di Finanza…
Non sarebbe una cattiva idea. Pensa, mi diceva Tonino, questo Zonin qui da vent’anni fa la bella vita, da vignaiolo di Gambellara entra nella grande finanza, addirittura in Bnl, si becca 100 mila euro al mese quando va male, tutti a riverirlo. In banca non si muove foglia che lui non voglia. Ha anche la fortuna (un caso, sia chiaro) di comprare banche dove lui ha le sue aziende. Una pacchia. Tutto questo perché lui, diceva, aveva salvato la banca del territorio. Aveva difeso la vicentinità, lui. Sì, per montare in scranno lui, ecco perché. Tutta questa pacchia ha un costo e lo paghiamo noi che si siamo fatti abbindolare.

Ha fatto la pacchia a spese nostre, insomma.
Proprio così. Siamo infuriati noi, pensa quelli che perdono i milioni, quelli che hanno fatto l’aumento di capitale a debito, le aziende che hanno le azioni in bilancio. Tonino mi dice che sarà un patatrac mai visto, nel vicentino.
Mi fai paura.
C’è sì da aver paura. Sai poi cosa mi ha detto Tonino? Che la banca ha fatto quel comunicato così in fretta perché questa sera c’è “Ballarò” e avevano paura che ci fosse la corsa agli sportelli. Così hanno voluto rassicurare i clienti. State calmi, qualsiasi cosa succeda, ci hanno già comprati. Non c’è il pericolo della bancarotta.
Così ti ha detto?
E certo. Se nessuno faceva l’aumento di capitale, la banca cosa faceva? Chiudeva baracca e burattini. Così, invece, per mal che vada, rimane a galla. A spese nostre, ma rimane a galla.
Sì, ma anche Zonin ci rimette, a questo punto.
Ma va là! Se anche perde tutti i suoi venti milioni, se calcoli tutto quello che ha preso, annessi e connessi, per mal che vada, ma proprio malissimo, lui va in pari. E ha avuto venti anni di gloria.
Sì, ma a questo punto io, se fossi in lui, segherei il palo, altro che mandare lettere agli azionisti…
Io, se fossi in lui, sarei già in Virginia a bruscar visèle.
Ecco appunto.

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