Addio Orte-Mestre: bravo Delrio. E le concessioni?

Il ministro delle infrastrutture manda in soffitta un’opera sbagliata. Ma permette il brutto andazzo sulle autostrade

Il ministro delle infrastrutture, Graziano Delrio, ha pronunciato il suo no all’autostrada Orte–Mestre, già esclusa dalle trenta opere prioritarie del cosiddetto “Sblocca Italia”. Un’opera che le lobby operanti a Bruxelles speravano di inserire nel fantomatico Corridoio dorsale Mestre-Civitavecchia. Un progetto sul quale il suo predecessore Maurzio Lupi aveva puntato moltissimo, tanto da comunicare nel novembre di due anni fa che il progetto era considerato prioritario dalla Commissione Ue. Una pura falsità, che fu smentita con queste parole: «Il collegamento diretto tra Orte e Mestre non fa parte di alcun Corridoio ma della rete d’interventi complementari alla rete TEN-T».

Ma andiamo al nocciolo della questione. Nel 2013 il “Decreto del Fare” istituì il credito d’imposta per gli investimenti infrastrutturali. Furono richiesti circa 2 miliardi come defiscalizzazione riguardanti Iva, Ires e Irap per la Orte-Mestre. La Corte dei Conti negò il via libera alla delibera Cipe di approvazione del progetto, perché le norme vigenti non consentivano di applicare la defiscalizzazione alle opere già dichiarate di pubblico interesse. E l’Orte-Mestre lo era dal 2003, quando al collega di partito di Lupi, Vito Bonsignore, era stato riconosciuto il progetto e la qualifica di promotore (battendo le concorrenti coop rosse vicine al piddino Brentan e a Bresani). Lo Sblocca Italia del governo Renzi attraverso il comma 4 dell’art 2 annulla sia il pronunciamento della Corte dei Conti che la norma del suo stesso Decreto del Fare in tema di defiscalizzazione, che stabiliva la non applicabilità dei benefici  “agli interventi da realizzare mediante finanza di progetto le cui proposte sono state già dichiarate di pubblico interesse alla data di entrata in vigore del presente decreto”. L’autostrada Orte–Mestre era inserita inoltre tra le opere del Piano Junker, che attraverso il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS) dovrebbe finanziare 93 progetti italiani per un valore di 80 miliardi di euro. Ma i finanziamenti del Piano Junker non sono a fondo perduto, valgono per il settore dei trasporti 12 miliardi di euro, con richiesta di 1,3 mld per la Orte-Mestre e la Pedemontana veneta. Trattasi di finanziamenti erogati «a condizioni di mercato» da Bei o Fei e su progetti “bancabili”.

Doveroso riconoscere al ministro Delrio la determinazione nel tutelare all’interesse pubblico nei confronti di una lobby che voleva trasformare (ne avevamo parlato qui) i 400 Km dell’E45 da Orte a Mestre, una delle poche arterie a doppia corsia per parte e senza pedaggio. La cordata promotrice voleva spendere 10 miliardi di euro per ampliare le carreggiate e costruire una corsia di emergenza. Questo investimento giustificherebbe poi l’introduzione del pedaggio, un nuovo grande affare. Al benvenuto no di Delrio fa da contraltare negativo la proroga delle concessioni autostradali attraverso l’art.5 sempre dello Sblocca Italia. Proroga che genera flussi di cassa stimati in 16 mliardi di euro con uno scandaloso rendimento del 9% del capitale investito. Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, ha dichiarato che l’Italia per i concessionari autostradali è il “paese di Bengodi”: non vi sono rischi reali, si può solo guadagnare. Una pacchia per il privato, un salasso per il pubblico.

Incredibile infine che qualche giornale che fa cassa di risonanza alle lobby abbia scritto di assenza di finanziamento pubblico per la Orte-Mestre, che avrebbe così ridotto le entrate dello Stato per circa 2 miliardi. Per fortuna che c’é Delrio. Senza dimenticare che sull’autostrada oggi stralciata continua un’indagine della Procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta Incalza.