BpVi, Ginato (Pd): «da Lega inutili polemiche»

«Dalla Lega sentiamo tante parole in libertà, ma il ritornello è sempre quello: “va male qualcosa? La colpa è del Governo”. Invece di gridare tanto, se la Lega Nord ha delle soluzioni credibili da proporre lo faccia. Altrimenti non è questo il tempo di sciacallaggi politici sulla pelle degli investitori vicentini». Il deputato del Partito democratico Federico Ginato (foto) risponde così alle accuse mosse oggi dall’onorevole leghista Filippo Busin sulla vicenda della Banca popolare di Vicenza.

«La mancanza di idee della Lega Nord si vede tutta nel ricorso, ancora una volta, a quel falso mito del salvataggio di MPS – sottolinea Ginato – Gli aiuti diretti alla banche ci sono stati anche con i Tremonti bond quando la Lega era al Governo e sono strumenti non più replicabili per il cambio della legislazione europea. Sono stati utilizzati anche da banche venete come il Banco Popolare di Verona e comportavano il pagamento di interessi altissimi a beneficio dello Stato. Mentre loro parlano a vanvera, alla Camera abbiamo approvato strumenti che possono aiutare il sistema bancario ad uscire dalla crisi con il duplice effetto di alleggerire le perdite degli azionisti e consentire loro di tornare ad erogare il credito nei volumi necessari alle nostre imprese. Strumenti come la deducibilità delle perdite in una annualità o la riforma del diritto fallimentare: strumenti ai quali la Lega ha votato contro».

«E ancora -prosegue Ginato – la riforma delle popolari, proprio quella contro cui le camicie verdi si scagliano e si sono scagliate: oggi è ancora più evidente la necessità per le popolari di casa nostra di una trasformazione che tanti istituti avevano già fatto. Ricordo che solo tre popolari tra le prime dieci a livello nazionale non erano quotate in borsa (Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Popolare di Bari) e questo è stato un freno per la vendita delle azioni che avrebbero perso certamente valore ma lo avrebbero fatto progressivamente e soprattutto consentendo ai soci di uscire dall’azionariato della banca. Oltre tutto, ricordo che in quella riforma è passato un mio emendamento che limitava il diritto di voto al 5% per due anni per le banche soggette alla riforma. Un modo per evitare il rischio di scalate ostili. Naturalmente, come parlamentari PD non ci fermeremo qui e continueremo a lavorare per affiancare la banca e i suoi azionisti nello sforzo di risanamento».

 

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