BpVi, i belli addormentati nel bosco

Un comune azionista della Banca Popolare di Vicenza aveva scritto a Zaia, Moretti, Variati e vari assessori vicentini: nessuna (o quasi) risposta

Ora che la magistratura ha messo sotto inchiesta i fattacci, già ampiamente noti da settimane se non mesi, riguardanti la malagestione della Banca Popolare di Vicenza, i politici corrono a stracciarsi le vesti. Il sindaco di Vicenza, Achille Variati (Pd), indice un’audizione in Comune, la capogruppo Dem in Regione, Alessandra Moretti, si preoccupa degli azionisti, idem il parlamentare dello stesso partito Filippo Crimì, il suo collega Federico Ginato non trova di meglio che polemizzare con il leghista Busin che si era svegliato prima di lui, il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti (Lega) giustamente punta il dito contro Bankitalia (contro Zonin&C no?). Meglio tardi che mai, si potrebbe dire rispetto per esempio ad un governatore veneto Luca Zaia che ancora non ci ha donato il bene di un sua reazione. Ma lorsignori come giustificano lo stato di trance ipnotico, o cecità acuta, in cui sono stati finora?

Nel suo piccolo, un semplice cittadino che ha richiamato l’attenzione di qualcuno dei succitati statisti, c’è stato. Un cittadino qualunque, certo non un illustrissimo esponente dell’establishment economico-finanziario da cui i suddetti sono soliti correre, sì, ma spandendo ossequio da tutti i pori. Davide Lunardon, azionista della Popolare vicentina, è uno dei tanti che si sentono truffati. E così a maggio, in piena campagna elettorale, aveva scritto sul Facebook sia di Zaia che della Moretti «per chieder loro di intervenire e dire la propria» su quanto stava accadendo all’istituto bancario, ossia la perdita secca del 23% del valore delle azioni. Risposta: zero.

A luglio torna alla carica con quattro email, firmandosi come un «padre di famiglia vicentino»: la prima, datata 18 luglio e indirizzata al sindaco del capoluogo berico, Variati, in cui lo avvertiva che due giorni dopo «molti suoi concittadini si troveranno a Vicenza in via Framarin alle ore 9,00 per manifestare contro la Banca Popolare di Vicenza che in questi ultimi anni sta ROVINANDO MIGLIAIA di famiglie e sta mettendo in seria difficoltà NUMEROSE aziende», dando per scontato che «come primo cittadino sarà stato informato che per avere un mutuo le famiglie erano costrette ad acquistare azioni, oppure per avere un fido le aziende erano costrette a comprare azioni». Lunardon esortava il primo cittadino a «mostrare la faccia» e a parlarne. L’altra email la inviò quello stesso giorno all’assessore alle risorse economiche, Michela Cavalieri, inoltrandogli il testo mandato a Variati. Con una sottolineatura amara: «sembra che tutta la giunta di Vicenza sia estranea a questa tragedia che ha colpiti migliaia di famiglie e onesti risparmiatori, e questo non é un buon segnale». Risposta: zero.

Il 5 agosto torna alla carica con l’assessore al sociale, Isabella Sala (Pd), a cui aveva scritto sempre il 18 luglio. Non ricevendo alcuna replica, il tono si fa dolorosamente sarcastico: «La ringrazio per la tempestiva risposta, vedo che il problema non le tocca e non tocca tutta la politica Vicentina della sua giunta. Non so se é riuscita a leggere in questi giorni la notizia di una Signora socia di BpVi che ha tentato il suicidio… Pensa che sia un caso sporadico?? O secondo Lei il dramma di migliaia di famiglie Vicentine non é da portare come ordine del giorno in giunta Comunale Straordinaria e organizzare una serata informativa su quello che sta accadendo nella nostra provincia e città?». Anche qui, silenzio.

L’unico ad aver avuto almeno la buona educazione di rispondere è stato il vicesindaco e assessore alla crescita Jacopo Bulgarini. Girata copia del messaggio al sindaco anche a lui il 18 luglio, il 21 (dopo la manifestazione del 20 davanti alla sede della banca), partorì una replica che Lunardon definisce «vaga e sterile». Bulgarini rispondeva di «capire il problema» e «le difficoltà di tantissimi risparmiatori e azionisti, e delle stesse imprese». Anche se non andava dimenticato, rimarcava il vicesindaco, «il consistente arricchimento che la Banca ha portato negli anni al territorio ma anche ai propri azionisti». Concludeva promettendo di portare «alla riflessione della Giunta» la richiesta di attivarsi e intervenire «in qualche forma che sia possibile, chi si trova a vivere con particolare asprezza la fase di trasformazione resasi necessaria per le banche popolari dopo le modifiche del quadro normativo disposte da Roma – e dietro pressione europea». Ci è voluta l’azione giudiziaria perché la giunta Variati riflettesse a fondo. Commenta furioso Lunardon: «In tutti questi mesi dov’erano? In che modo si sono preoccupati di informare i loro concittadini? Non hanno fatto nulla».