BpVi, retroscena: la strategia del “tappo”

Il Corriere della Sera ha ricostruito alcuni retroscena della bufera che ha investito la Banca Popolare di Vicenza. Il socio BpVi Maurizio Dalla Grana aveva sollevato già sollevato dubbi sulla gestione dell’istituto in aprile dell’anno scorso all’assemblea di bilancio: «verificare se nel recente passato la Popolare di Vicenza ha fatto affidamenti o dato garanzie dirette o indirette ai soci o non soci, affinché questi potessero sottoscrivere in toto o in parte azioni od obbligazioni convertibili della banca». Il tempo passa e dopo gli stress test della Bce il presidente del collegio sindacale Giovanni Zamberlan scrive a Dalla Grana: «le verifiche richieste rientrano tra le attività delle funzioni aziendali di controllo», l’organo di vigilanza interno alla banca adotterà le misure necessarie informando «tempestivamente il collegio sindacale e gli altri organi aziendali su violazioni o carenze riscontrate».

Ma «al collegio sindacale –  dice il presidente – non sono state segnalate situazioni afferenti alle fattispecie». Tradotto: non ne sappiamo nulla. Dopo le ispezioni della Bce che hanno svelato la questione dei fidi anomali correlati all’acquisto di azioni, a settembre si viene poi a sapere che tali accertamenti erano stati condotti «con il supporto della direzione internal audit della banca e delle altre funzioni aziendali». Cioè gli stessi uffici che i tre sindaci, sollecitati da un socio, avrebbero dovuto a loro volta sollecitare oltre un anno prima, oppure scavalcarli come farebbe ogni organo di vigilanza che si rispetti. Per questo a Vicenza si parla già della strategia del “grande tappo”. Cioè una specie di accordo «per il bene della banca e dei soci» per non ostacolare il superamento dell’esame Bce di ottobre. Il seguito sarebbe stata un’altra storia e la conosciamo tutti.

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