Banco Popolare: truffa, estorsione e usura?

Mentre Veneto Banca e BpVi sono sotto inchiesta, i vertici dell’istituto di Verona rischiano il processo. E il gip rinuncia perché amico di Fratta Pasini

Occorrerà attendere il 20 ottobre per sapere se i vertici del Banco Popolare saranno o meno rinviati a giudizio per il caso Edilparise. Ieri, mercoledì 23 settembre, il giudice vicentino delle indagini preliminari (Gip), Massimo Gerace, in ossequio al dettato del codice di procedura penale si è astenuto dal giudizio poiché sussistono rapporti di amicizia con uno degli indagati, ovvero il presidente dell’istituto bancario veronese Carlo Fratta Pasini (nella foto).

La vicenda giudiziaria si svolge al tribunale di Vicenza perché è in terra berica che si sarebbero consumati i reati. Usura, estorsione e truffa sono le pesantissime condotte illecite delle quali sarebbe stata oggetto una nota impresa di costruzioni di Arzignano, la Edilparise. Secondo i soci, che per la denuncia si sono avvalsi dell’avvocato Renato Bertelle del Foro di Vicenza (attivissimo anche sul fronte giudiziario che riguarda la Banca Popolare di Vicenza), il gruppo bancario veronese avrebbe preteso il rientro da uno scoperto di 140 mila euro sul conto che la ditta aveva presso Arzignano, paventando che se la posizione non si fosse regolarizzata, l’azienda sarebbe stata chiamata a rispondere nelle sedi opportune, a partire dalla segnalazione alla centrale rischi nel circuito interbancario. Il che, come è noto, costituisce un marchio di “cattivo pagatore” che spesso diventa il preambolo di crisi aziendali o di pessimi rapporti con fornitori e istituti di credito.

Perizie alla mano, Bertelle ha ricostruito la situazione in maniera completamente diversa. «Le carte – sottolinea il legale – spiegano che al momento delle richieste avanzate dall’istituto il mio assistito era creditore e non debitore della banca per una somma di oltre 10 mila euro». In sede di incidente probatorio il perito del Gip ha confermato l’accusa della Edilparise di applicazione di interessi usurari. L’aver preteso ed ottenuto le fideiussioni dei due soci con la minaccia di mancato rinnovo del fido (e le conseguente messa in sofferenza ed iscrizione alla Centrale Rischi Banco), ha fatto scattare la denuncia per estorsione. Mentre l’aver indicato negli estratti conto, quale interessi applicati, quelli convenuti e non quelli realmente applicati (tanto da arrivare all’usura), ha fatto consistere il reato di truffa.

A finire nell’indagine, oltre al presidente Fratta Pasini, ci sono l’amministratore delegato Pier Francesco Saviotti, il direttore generale Maurizio Faroni e il direttore della filiale arzignanese Adelino Zanderigo. Gli accusatori sostengono che i vertici dell’istituto scaligero avrebbero «omesso ogni controllo e ogni forma di vigilanza, di competenza degli organi di vertice della banca, atta a impedire la commissione del reato». E nell’assestare il colpo, il legale richiama il pronunciamento «inequivocabile» della Cassazione penale con la sentenza 46669/2011. I top manager tuttavia, chiamati in causa, si difendono con vigore, rimarcando che le accuse mosse sono assolutamente infondate perché si basano anche «su un grossolano errore di metodo del consulente incaricato dal pubblico ministero». Ma il pubblico ministero vicentino Paolo Pecori, dopo uno studio approfondito della documentazione agli atti, ha maturato ben altro convincimento chiedendo appunto il rinvio a giudizio.

L’intera vicenda cade in un momento delicatissimo per le banche venete. Da una parte c’è il tourbillon che ha colpito Veneto Banca e recentemente la Popolare di Vicenza. Il caso Edilparise ovviamente non ha la stessa portata, ma che ad essere chiamato davanti ad un giudice per accuse tanto pesanti sia Fratta Pasini è una novità assoluta, per un centro importantissimo sul piano finanziario com’é Verona. Il presidente del Banco Popolare è uno degli uomini più influenti del capoluogo scaligero, vantando un ricchissimo curriculum di incarichi, presenti e passati: membro del cda della Fiera di Verona, presidente di Aletti Merchant bank, vicepresidente di Italease, consigliere di Abi e molto altro. Recentemente è anche assurto alle cronache regionali come consulente legale di Daneco, la spa al centro dello scandalo della discarica di Pescantina, sempre nel Veronese.