BpVi, le piste: aumenti finti e fidi gonfiati

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Prestiti “gonfiati” a famiglie e imprese per consentire alla Banca Popolare di Vicenza di ricapitalizzarsi per 974 milioni di euro. Questa l’ipotesi al vaglio degli inquirenti coordinatori dal procuratore Antonino Cappelleri e dal sostituto Luigi Salvadori. Si ipotizza che l’operazione sia stata, di fatto, una finta ricapitalizzazione, perché ottenuta con fondi della banca, prestati ai soci affinché comprassero azioni. Circa 300 milioni di quella somma sarebbero stati “coperti” dalla banca con le lettere di garanzia sottoscritte da una sessantina di soci – fra cui i gruppi imprenditoriali che fanno capo alle famiglie Marchini, Degennaro e Fusillo – che avrebbero goduto della possibilità che la banca riacquistasse quelle azioni. Dalle carte poi carte sequestrate, poi, spunterebbero falsi rimborsi sui conti correnti per tutelare alcuni azionisti.

Le posizioni singole analizzate dalle Fiamme gialle sono circa 900 ma poi c’è il nodo degli altri 850 soci, che hanno contribuito agli aumenti di capitale 2013-2014 con circa 680 milioni. Si tratta di azionisti “non tutelati” che BpVi aveva convinto a comprare azioni concedendo prestiti, mutui e fidi. In questo modo BpVi ricapitalizzava con i soldi stessi dalla banca: una modalità irregolare per Bankitalia e Bce. Nel mirino degli inquirenti anche i 350 milioni nei fondi Optimum e Athena che sarebbero serviti per acquistare azioni della banca; i 136 milioni di euro (nel 2013) e i 146 (2014) raccolti con le sottoscrizioni finanziate dalla banca per aumentare il capitale; e infine i 223 milioni di euro di finanziamenti che, secondo le indagini, BpVi avrebbe prestato per far riacquistare azioni già esistenti dal “fondo di acquisto azioni proprie”.

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